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delfiniLo scorso 6 gennaio si sono esibiti per l'ultima volta. Dopo anni di servizio per intrattenere i visitatori, ora Robin, Teide, Betty e Nau, i quattro delfini di Gardaland, sono stati mandati in pensione e verranno trasferiti altrove dal Palablu della Merlin Entertainments. L'azienda inglese, almeno secondo le prime indiscrezioni, avrebbe intenzione di trasferirli nell'acquario di Genova.

Passeranno, quindi, da una prigione all'altra, tuonano le associazioni animaliste, che speravano, invece, nell'invio in un molto più dignitoso santuario per cetacei. "La scelta di destinare i quattro cetacei ad un'altra struttura di cattività non cambierebbe la loro condizione- spiega il direttore scientifico dell'Enpa, Ilaria Ferri e al momento, per quanto è a nostra conoscenza, anche la struttura di Genova non risponde ai minimi criteri di detenzione previsti dalle normative vigenti".

Inoltre, se la multinazionale che gestisce il parco tematico avesse realmente a cuore i diritti e la tutela degli animali, dice l'Enpa, dovrebbe porre fine alla cattività di tutti gli esemplari detenuti nelle proprie strutture, in Italia e all'estero.

E invece, come testimoniato dal sito web dell'Acquario di Roma, la stessa società che gestisce il Palablu' di Gardaland non solo non sembra intenzionata a dismettere le attività legate alla cattività, ma dovrebbe avere la gestione del futuro acquario di Roma la cui apertura è stata procrastinata ulteriormente e per altro la stessa, al momento, non possiede alcuna autorizzazione come previsto dalle norme.

"Sarei la prima a salutare con favore una svolta in materia di cattività – prosegue Ferri – tuttavia temo che questo non sia proprio il caso. Ritengo infatti che il vero motivo della chiusura della struttura sia determinato non solo dalle nostre numerose denunce, ma anche dal fatto che questa non possiede i minimi requisiti richiesti dalla normativa vigente. Inoltre il trasferimento dei delfini può essere ricondotto non tanto a un nobile fine, quanto alla inadeguatezza delle strutture, per ovviare alla quale sarebbero necessari ingenti investimenti. Investimenti sostenuti, invece, dall'Acquario di Genova grazie ai fondi pubblici, dove sono in via di ampliamento le vasche che ospitano i delfini; perché anch'esse non a norma". Come sempre, quindi, è solo una questione di denaro. La tutela dei cetacei sembra avere poco a che fare con questa decisione.

"Di certo sulla decisione hanno avuto un peso anche le polemiche degli anni passati per la morte di diversi esemplari di delfini del Palablu: nel 2000 la Procura di Verona aprì un'inchiesta per stabilire le cause del decesso di quattro cetacei, morti nel giro di tre anni senza spiegazioni immediate. Purtroppo passeranno da una prigione all'altra, mentre avrebbero potuto inserirli in qualche santuario marino. Comunque questo rimane un precedente importante che ci offre ulteriori armi per le nostre battaglie", aggiunge il Coordinamento Antispecista, che si prepara a una delle più grandi campagne nazionali contro la presenza di delfini in un parco acquatico o delfinario.

Tra i loro obiettivi anche l'acquario di Genova. Perché dietro questa industria del divertimento si nasconde la cattura di delfini in natura a Taiji, con gli esemplari scelti per i delfinari costretti a guardare i loro familiari "meno attraenti" mentre vengono massacrati. Solo i delfini senza graffi, cicatrici, di una certa età e specie, vengono scelti per la prigionia. Seguirà la detenzione in un ambiente artificiale e un lungo digiuno, in modo che gli esemplari catturati si decidano a mangiare pesci morti, invece delle prede vive che avrebbero mangiato allo stato selvatico).

"In attesa di vedere se sopravvivono al trauma ne vengono catturati di più, un rapporto di 1 a 3. Una volta che sono disposti a mangiare i pesci morti, perché stanno letteralmente morendo di fame, sono poi costretti a esibirsi per poter essere nutriti. Poiché il pesce è congelato è chiaramente disidratato. In natura, i delfini ottengono l'idratazione dal pesce vivo che consumano. In cattività, sono forzati a bere acqua tramite dei tubi nella gola", spiega il Coordinamento, che invita a boicottare tutti i delfinari.

Come se tutto questo non bastasse, i delfini rimossi dai loro gruppi familiari naturali sono costretti a creare una famiglia, o branco, artificiale. Questo significa che a volte non vanno d'accordo con gli altri delfini e il risultato è prima una lotta e poi l'isolamento sociale, con la manifestazione di comportamenti simili a quelli degli elefanti negli zoo, dondolando da sinistra a destra.

"Una volta che c'è totale sottomissione, a causa della noia, il loro spirito selvaggio è piegato e sono sufficientemente affamati, svolgono gli spettacoli che siamo abituati a vedere. E 'così triste vedere un delfino, una volta selvaggio eseguire giochi per assecondare l'addestratore, nella speranza che possa essere nutrito", continua l'associazione.

Purtroppo la fase dell'addestramento è solo l'inizio. Dopo alcuni mesi, arriva l'acquirente e, una volta che la transazione finanziaria è stata completata, ha inizio il trasferimento tramite gru in contenitori molto piccoli, che serviranno per volare verso tutte le destinazioni del mondo, percorrendo migliaia e migliaia di chilometri. I contenitori in cui sono trasportati sono realizzati in acciaio e sono grandi solo come i delfini e rimangono chiusi lì dentro senza nessuno stimolo per diversi giorni.

Questa deve essere l'esperienza più terrificante di tutte. Molti delfini muoiono durante il viaggio. Per questo gli acquirenti intenzionalmente acquistano delfini aggiuntivi. Arrivati a destinazione sono di nuovo messi in un altro contenitore artificiale, dove devono di nuovo sforzarsi di stabilire rapporti con gli altri delfini. D'ora in poi si dovranno eesibire per il resto della loro vita. Alcuni sono costretti a partecipare a programmi di allevamento in modo che i loro figli possono passare la loro vita ad intrattenere persone. Alcuni vivono in acquari molto piccoli. Alcuni in grandi acquari. Ma la loro vita non sarà più la stessa. Rimarrà solo il ricordo di quando vivevano liberi e selvatici negli oceani con l'amore della propria famiglia.

Molti muoiono ben prima del loro ciclo di vita naturale, per infezioni causate dall'ambiente ristretto in cui sono costretti a vivere. Altri si suicidano, chiudendo lo sfintere da cui respirano aria presi dalla depressione.

"Il famoso addestratore Ric O'Barry un giorno vide Kathy, il delfino femmina che interpretava Flipper, inabissarsi davanti ai suoi occhi – conclude il Coordinamento Antispecista- e smettere di respirare. Suicidio è la parola usata da O'Barry per raccontarlo: i delfini possono smettere volontariamente di respirare, e questo era ciò che aveva fatto l'animale che gli era stato affidato. Quando Kathy ha smesso di respirare è iniziata la nuova vita del suo addestratore. Ha compreso che catturare animali intelligenti e costringerli a eseguire sciocchi giochi per gli uomini è sbagliato e immorale e da qui è cominciata la sua battaglia".

Roberta Ragni

 

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