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amianto_bisCondannati a 16 anni di reclusione e al risarcimento di 100 milioni di euro i due manager del colosso svizzero Eternit per le morti provocate con il disastro ambientale negli stabilimenti di amianto di Casale Monferrato e Cavagnolo.

Il giudice Giuseppe Casalbore ha pronunciato ieri a Torino l’attesa sentenza per il processo Eternit che vedeva imputati lo svizzero Stephan Schmidheiny e il belga Louis Cartier, ex vertici della multinazionale dell'amianto, con l’accusa di disastro ambientale doloso e omissione volontaria delle cautele antinfortunistiche per gli stabilimenti di Casale Monferrato e Cavagnolo, mentre per quelli di Rubiera e Bagnoli è rivalsa la prescrizione.

"Una tragedia immane – ha dichiarato il pm Raffaele Guariniello nella sua arringa finale – che ha colpito popolazioni di lavoratori e di cittadini, che continua a fare morti e si è consumata in Italia e in altre parti del mondo con una regia senza che mai nessun tribunale abbia chiamato i veri responsabili a risponderne".

In corso da circa due anni, il più importante processo ambientalista in Italia si è concluso in primo grado con il risarcimento di 30mila euro per ogni congiunto dei familiari delle vittime, 35mila euro per alcuni malati e 100mila euro per i sindacati. Previsti inoltre 20 mln per la Regione Piemonte, 4mln per il comune di Cavagnolo e 25mln per il comune di Casale Monferrato che, proprio qualche settimana fa, aveva rinunciato a pattuire 18mln di euro con l’imputato svizzero.

La condanna dell’Eternit è giusta ed era inevitabile – ha dichiarato il ministro per l’Ambiente Corrado CliniSperiamo che la sentenza su Casale Monferrato faccia da battistrada e da stimolo per consentire una piena e completa conoscenza del problema a livello nazionale e per avviare un serio, organico programma di bonifiche”.

L'amara vittoria riportata oggi con questa storica sentenza di colpevolezza - ha dichiarato Patrizia Fantilli, responsabile ufficio legale-legislativo Wwf - non può cancellare le migliaia di vittime che l'amianto ha fatto in Italia e nel mondo". Il tribunale ha riconosciuto piena responsabilità per i fatti sussistenti e riferiti all’arco temporale dagli anni 50 agli anni 70. I morti sono migliaia e continuano ad ammalarsi continuamente di tumore ancora oggi sia i cittadini residenti nelle zone di riferimento che i lavoratori impiegati. La malattia più grave per il contatto con l’amianto è il mesotelioma e il Wwf mette in guardia ricordando che l’amianto è stato bandito dall’Italia solo nel 1992 e che quindi, la massima diffusione del picco tumorale si avrà tra il 2015 e il 2020.

Il ministro Clini sottolinea la necessità di accelerare le attività di mappatura dei siti a rischio e procedere in breve tempo alla bonifica delle aree. “Il problema vero oggi in Italia e che, nonostante l’impegno del Ministero dell’ambiente in questo campo e le ingenti risorse impiegate (circa 50 milioni di euro solo nelle aree industriali più inquinati, i cosiddetti SIN, Siti di interesse Nazionale), non abbiamo ancora una mappatura completa dei siti che devono essere risanati per l’inquinamento da amianto. Si tratta di decine di migliaia di realtà, dalle più piccole alle più grandi, e per le quali il monitoraggio avviato con le Regioni non è stato ancora concluso”.

 

Annalisa Tancredi

GreenBiz.it

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