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concordia_6febSe fino a poco tempo fa la tregua dal maltempo aveva permesso di riprendere le operazioni preliminari al recupero del carburante sulla Costa Concordia, ora, all’isola del Giglio, ha iniziato addirittura a nevicare.

La coltre bianca ha superato in alcuni punti addirittura i 5 centimetri, regalando uno scenario insolito e suggestivo per l'isola toscana, che ha però causato inevitabilmente lo stop del lavoro dei tecnici della Smit, che sono riusciti comunque a portare avanti la flangiatura sui primi sei serbatoi.

Per l'inizio del pompaggio - ha detto il presidente e ad di Costa Pier Luigi Foschi - siamo a ore di distanza, ma dipende dal tempo. Oggi la Smit ha potuto lavorare, penso che manchino due giorni di lavoro prima di iniziare il pompaggio. Purtroppo le previsioni non sono buone per le prossimo 48-36 ore ma da lunedì dovrebbe migliorare''. Foschi ha anche incontrato i cittadini dell'isola del Giglio e ha confermato l'intenzione della società di onorare fino in fondo gli impegni presi.

"Costa Crociere c'è e farà fede a tutti gli impegni. Questa nave dovrà venire via dal Giglio, non dovrà inquinare e tutto dovrà essere fatto in sicurezza e in tempi ragionevoli", ha spiegato l’ad. La compagnia percorrerà , infatti, "tutte le strade possibili perché la nave venga portata via intera". Ma la tempistica per la rimozione non è ancora chiara: "al momento - ha aggiunto Foschi - non so dare indicazioni ma ne sapremo di più nel momento in cui avremo il cronoprogramma dei lavori, a metà marzo. Vogliamo programmare insieme a voi le attività per non impattare sulla stagione turistica o ridurre i disagi al minimo".

Le incognite, insomma, restano molte e la minaccia di danno ambientale si fa sempre più forte, tanto che il ministro dell'Ambiente Corrado Clini si è detto molto preoccupato per i continui rinvii delle operazioni di svuotamento dei serbatoi. “Non siamo in grado di definire i tempi in cui le operazioni di svuotamento partiranno - ha spiegato Clini - e mi auguro possano svolgersi in condizioni di temperature come quelle attuali per operare in condizioni di sicurezza”.

Ma a preoccupare sono anche il vento forte e il mare mosso, con onde alte fino a due metri, che non aiutano a mantenere lo scafo ancorato ai fondali. Il relitto, che dal giorno dell’incidente si è spostato di 60 centimetri, si sta lentamente spostando verso il gradino successivo, che la farebbe inabissare completamente, a 70 metri di profondità.

Roberta Ragni

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