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Turismo_responsabileGli italiani sono sempre più sensibili al richiamo della sostenibilità sociale e ambientale e scelgono con crescente frequenza servizi e prodotti certificati da un organismo indipendente. Il ruolo delle certificazioni, di cui abbiamo spesso parlato su Greenbiz.it, è quello di offrire una garanzia di trasparenza e imparzialità in un contesto dove la reputation e la fiducia appaiono valori fondamentali.

Ecco che dunque, a fronte delle evoluzioni dei gusti e delle preferenze delle persone, nasce finalmente la prima certificazione italiana rivolta agli operatori turistici sostenibili.

Il nuovo strumento si chiama Csr Tourism (Corporate social responsibility in tourism) ed è stato recentemente presentato al Sana 2011, il grande salone del naturale che ha chiuso i battenti pochi giorni fa a Bologna. Promotori dell’iniziativa sono Icea, l'Istituto per la certificazione etica e ambientale, TourCert, organizzazione tedesca no profit per la certificazione, e Aitr, associazione italiana di turismo responsabile.

Csr Tourism è un “bollino” che consentirà di sapere se il tour operator al quale ci si sta rivolgendo è in grado di proporre vacanze all’insegna della sostenibilità ambientale e sociale. Per ottenere la certificazione non basterà dimostrare di rispettare precisi criteri dal punto di vista ecologico e sociale, ma occorrerà anche presentare report sui progressi compiuti, nell’ottica di un costante miglioramento degli standard.

Si tratta di un’interessante evoluzione che, se dovesse diffondersi rapidamente in Italia, non mancherebbe di avere ampie ripercussioni positive su un settore che spesso di sostenibile ha ben poco. Non sempre infatti, quando si sta per partire per le tanto agognate ferie, si pensa all’impatto che si avrà sul territorio di destinazione.

Basti riflettere sui consumi di un grande albergo; sulle tante violazioni che possono verificarsi nei confronti dei lavoratori stagionali, spesso non in regola; sugli sprechi dei ristoranti. Per fortuna, sempre più strutture hanno sviluppato un approccio sostenibile e interi territori - abbiamo fatto, qualche tempo fa, l’esempio del Cilento - hanno deciso di puntare con forza su un modello di sviluppo turistico più rispettoso dell’ambiente e delle persone.

Visto da questa prospettiva, il turismo responsabile può diventare un vero e proprio volano di crescita e di sviluppo, capace non soltanto di creare posti di lavoro e stimolare un indotto, ma anche di salvaguardare bellezze naturali che altrimenti potrebbero essere in pericolo.

È proprio questa, infatti, la contraddizione che ha caratterizzato a lungo il modello turistico italiano: per anni, un rapido e incontrollato sviluppo ha consentito un boom effimero, che però ha compromesso molte aree di indubbio valore naturalistico.

Secondo i dati 2006 della Farnesina, il settore turistico in Italia corrisponde al 12% del PIL e impiega 3 milioni di persone. Si tratta dunque di un’attività economica di primaria importanza, per la quale tuttavia - diversamente da quanto accade in Francia, attualmente prima meta turistica mondiale - manca una strategia complessiva. In questo quadro disordinato e confuso, la nascita di una certificazione di sostenibilità del turismo può rappresentare una grande opportunità per tutti coloro che credono in un modello di sviluppo diverso e maggiormente riguardoso delle persone e delle risorse naturali.

Doris Zaccaria

 

GreenBiz.it

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