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sardegna_nucleare_250x166 È una Sardegna compatta quella che si schiera contro il nucleare: il 97,14% dei sardi ha scelto di dire SI al referendum che scaccia lontano l’atomo dall’isola, facendo registrare dati clamorosi, storici. Nonostante la moratoria decisa dal governo, i numeri provenienti dalla Sardegna restano comunque carichi di significato, una colossale batosta per i sostenitori del ritorno del nucleare in Italia.

"Sei contrario all’installazione in Sardegna di centrali nucleari e siti per lo stoccaggio di scorie radioattive da esse residuate e preesistenti?". Era questo il quesito al quale hanno dovuto rispondere i sardi, che non hanno avuto molti dubbi nell’aprire la scheda verde e tracciare con mano ferma la propria X sul SI.

Inutile dire che il quorum – il voto di un terzo degli aventi diritto, come impone la legge regionale n. 20 del 1957 – è stato raggiunto. Bastava che accorressero alle urne 488.230 votanti e, invece, ne sono arrivati 877.982, su un totale di 1.479.485 elettori.

Già questo è un dato storico, visto che sull’isola i referendum non sono mai stati un grande appuntamento per gli elettori. Basti pensare al 2008, quando si recò alle urne poco più del 20% dei votanti per esprimersi sulla “legge salvacoste”, pensata dall’amministrazione dell’allora presidente Renato Soru come rimedio all’edificazione selvaggia a ridosso delle coste. Stessa sorte per il referendum sulla procreazione assistita e per quello per abrogare le nuove province: in nessuno dei due casi, sull’isola si raggiunse il quorum.

Il nucleare, al contrario, sembra un tema molto sentito dai cittadini sardi, che sono arrivati in massa alle urne e si sono mostrati compatti sul fronte del SI.

A farsi promotori del referendum, sono stati i membri del comitato Si.NoNucle, che è riuscito a raccogliere 16 mila firme, molte più di quante ne fossero necessarie (10 mila), sostenuto da Sardigna Natzione – gli indipendentisti – e dagli ambientalisti. A votare SI anche tutta la politica sarda, compresa i partiti di destra in teoria vicini alle idee del governo nazionale. La preoccupazione, per tutti, era quella che le nuove centrali potessero essere edificate sull’isola, individuata come zona perfetta, a basso rischio sismico e poco popolata. Praticamente inesistente, in questi ultimi mesi, il fronte pro-atomo.

Così, con il 59,34% degli aventi diritto che si sono recati alle urne, la Sardegna è l’unica regione al momento ad aver chiesto ai propri votanti di dire la propria in merito.

Anna Tita Gallo

GreenBiz.it

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