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trump pointingIl bando all'immigrazione di Donald Trump, che di fatto impedisce l’entrata negli Usa di persone provenienti da una cerchia di Paesi a maggioranza musulmana, ha scatenato la reazione di varie aziende leader, che prendono posizione non solo animate da ideologie più immigrant-friendly ma spinte anche dalla convinzione che questa stretta danneggi il business.

Apple, Ford, Goldman Sachs. Ma anche Google, che promette di donare finanziamenti alle associazioni a sostegno degli immigrati, e Starbucks che moltiplica i colloqui per i rifugiati. Sono in molti ad aver agito non solo mediaticamente per contrastare la posizione di Trump.

Il neopresidente Usa da tempo si è schierato apertamente contro le aziende che avrebbero delocalizzato, in primis quelle automobilistiche che pensavano di costruire nuovi siti produttivi al di fuori dai confini Usa. E poi è arrivato lo stop all’immigrazione da questi Paesi, una mossa senza precedenti “per bloccare i terroristi islamici” provenienti da Iraq, Iran, Libia, Somalia, Sudan, Siria e Yemen.

I Ceo però non hanno taciuto. Tim Cook da Apple ha subito puntualizzato: “Apple non esisterebbe senza l’immigrazione”. Airbnb ha dichiarato di voler offrire alloggi agli immigrati in difficoltà. Reazioni simili sono arrivate dai vertici di Amazon, eBay, Etsy, Netflix, Coca Cola. La General Motors ha inviato una nota a tutti i dipendenti promettendo supporto a tutti coloro che non potranno tornare negli Usa per via del bando.

Altre aziende come Nissan e Honda al momento non commentano, ma appunto si tratta di quel settore che sta tentando di trattare con Trump evitando il più possibile di delocalizzare per non subire ritorsioni.

Prevalgono però le reazioni di condanna alla strategia di Trump. Google ha deciso di donare 4 mln di dollari a 4 associazioni che offrono assistenza legale a altri servizi per gli immigrati: 2 mln arriveranno dalla società, altri 2 mln saranno donazioni effettuate dai dipendenti. Motivo: sarà più complicato assumere dipendenti in possesso di un livello elevato di abilità tecniche se i candidati provenienti da certi Paesi dovranno essere esclusi a priori.

Starbucks invece ha dichiarato subito di voler proporre colloqui a 10 mila rifugiati nei prossimi 5 anni in tutto il mondo, in particolare a chi ha servito gli Usa come interprete o nelle file dell’esercito. 

E anche Ikea si è mossa rapidamente. Anche in questo caso, l’azienda offre assistenza legale gratuita per chi si sentirà colpito dal bando con il programma Ikea iCare.

Anna Tita Gallo

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