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Terremoto, per aiutare la popolazione, gli agricoltori e gli allevatori del Centro Italia bisogna agire in fretta. A cinque mesi dalle prime scosse i lavori procedono ancora a rilento, mentre dall’UE arrivano nuovi aiuti economici.

Il via libera europeo a triplicare i fondi per l’aiuto al reddito agli agricoltori e allevatori terremotati è importante per salvare un territorio a prevalente economia agricola dove sono presenti tremila aziende agricole e stalle con quasi 100 mila animali, ora a rischio di sopravvivenza.

E’ quanto afferma il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo nel commentare i risultati dell’incontro tra il Commissario per l'agricoltura e lo sviluppo rurale Phil Hogan e Maurizio Martina, Ministro delle Politiche agricole, alimentari e forestali. Va sottolineata – sostiene la Coldiretti -  l’importanza dell’autorizzazione della Commissione europea ad integrare la quota dei 21 milioni di euro di fondi Ue stanziata per le regioni colpite dal sisma con fondi nazionali fino al 200%, triplicando così il sostegno finanziario disponibile.

La Commissione europea - sottolinea la Coldiretti - aumenterà dall'85 al 100% la percentuale di pagamenti anticipati per alcune misure di sviluppo rurale e rinvia da marzo a giugno 2017 il termine per la presentazione delle relazioni sui controlli relativi ad alcune misure.

L’esecutivo Ue – precisa la Coldiretti - accoglierà la richiesta dell'Italia di aumentare i settori per i quali ha già autorizzato i pagamenti anticipati per alcuni regimi di pagamento diretto e ha acconsentito ad anticipare il pagamento di alcune misure di sviluppo rurale. Infine la politica di sviluppo rurale dell'Ue – conclude la Coldiretti - può finanziare il ripristino del potenziale agricolo e forestale danneggiato dal recente terremoto con la riassegnazione di fondi finalizzata a rafforzare le misure già disponibili.

Per aiutare concretamente la popolazione, gli agricoltori e gli allevatori bisogna agire in fretta. A 5 mesi dalle prime scosse di terremoto sono state montate solo 77 delle 635 stalle mobili previste, appena il 12 per cento, con la percentuale di realizzazione che però scende addirittura nelle Marche allo 0,5 per cento delle strutture completate.

A denunciarlo è la Coldiretti nel tracciare un bilancio nelle campagne delle aree colpite dal sisma iniziato il 24 agosto scorso nelle regioni del Centro Italia, Lazio, Marche, Umbria e Abruzzo dove sono peraltro aumentate le esigenze con gli ultimi crolli.

Un inaccettabile ritardo che ha fatto salire a più di mille il conto degli animali morti, feriti e abortiti nelle zone terremotate con gli allevatori che non sanno ancora dove ricoverare mucche, maiali e pecore, costretti al freddo, con il rischio di ammalarsi e morire, o nelle strutture pericolanti che stanno cedendo sotto il peso della neve e delle nuove scosse, mentre si è dimezzata la produzione di latte.

Ai danni materiali e alla perdita di vite umane si somma dunque una vera e propria strage di bestiame in una situazione in cui solo nelle Marche - denuncia la Coldiretti - si contano seicento mucche e cinquemila pecore al freddo nelle neve senza ripari, per i ritardi accumulati, aggravati dal maltempo.

“Davanti ad un disastro annunciato ci muoveremo per individuare le responsabilità e agire di conseguenza insieme ai nostri allevatori”, ha affermato il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo nel sottolineare che “serve una accelerazione nella realizzazione delle opere per mettere al sicuro animali e uomini che non posso abbandonarli e per questo la Coldiretti sta lavorando per consentire l’applicazione dell’ordinanza “azzeraburocrazia” che autorizza finalmente gli allevatori a comprare direttamente tutto ciò che serve per garantire la continuità produttiva delle proprie aziende a fronte di un rimborso pubblico previsto fino al totale delle spese sostenute”.

Complessivamente sono circa tremila, secondo la Coldiretti, le aziende agricole e le stalle sepolte dalla neve nelle aree del Lazio, Umbria, Marche e Abruzzo colpite dal terremoto, con centomila animali allevati, che alimentano un fiorente indotto agroindustriale con caseifici, salumifici e frantoi dai quali si ottengono specialità di pregio famose in tutto il mondo e che sostengono il flusso turistico che, tra ristorazione e souvenir, è la linfa vitale per la popolazione.

Marta Albè

 

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