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temparossa“Parte lesa”: così si definisce Federica Guidi, ormai ex ministro dello Sviluppo Economico, sentita dalla procura di Potenza come persona informata sui fatti riguardo lo scandalo Eni-Total, vale a dire la questione dei lavori per l’estrazione di petrolio in Basilicata e l’emendamento inserito nella legge di Stabilità per favorire la Total.

Di fatto, la Guidi “scarica” il compagno (probabilmente ora ex) Gianluca Gemelli, che avrebbe fatto pressione perché fosse inserito l’emendamento in modo da mettersi in buona luce con i vertici della Total, accaparrandose sostanzialmente il merito grazie alle sue influenze su esponenti politici di governo (la Guidi).

Un altro filone che coinvolge la stessa coppia riguarda la firma della legge navale del 2014 di Roberta Pinotti, ministro della Difesa, e della Guidi stessa. Dall'imprenditore siciliano Nicola Colicchi arriva un sms a Gemelli per avere notizia della firma e Gemelli conferma poi la firma, con evidenti riferimenti a presunte sue mosse per influenzare la decisione.

In ogni caso, la Guidi dalle intercettazioni sembra riservare parole poco piacevoli per alcuni membri dell’esecutivo, dal ministro Graziano del Rio a quello che all’epoca era il viceministro, De Vincenti. Ma il premier Renzi parla soltanto di “un errore” e di un governo che non è affatto “delle loby” (Tg2).

E anche altre fonti da Palazzo Chigi tendono a pensare più ad un errore della Guidi che del governo nel suo insieme, mentre ancora non emerge il nome di un vero sostituto e si prende tempo. Il problema vero per le lobby potrebbero essere però gli italiani, se al referendum del 17 aprile sulle trivellazioni entro le 12 miglia daranno un sonoro schiaffo a chi, anche dal governo, si è schierato a favore dell’astensionismo.

Anna Tita Gallo

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