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sacchetti_emcLegambiente aveva ragione. Le shopper di plastica biodegradabile, ottenuti con l'aggiunta dell'additivo chimico Ecm, non possono essere considerati come tali. Lo ha deciso l'Antitrust, cui l'associazione, circa un anno fa, e precisamente il 4 febbraio dello scorso anno, aveva segnalato l'anomalia.

Così, a seguito di alcune verifiche condotte dall'Istituto superiore di sanità (Iss), secondo l'Autorità arante della concorrenza e del mercato, tali sacchetti “non posso essere pubblicizzati e venduti come biodegradabili e compostabili perché non rispettano le condizioni e i tempi previsti dalla normativa comunitaria e nazionale di settore”.

Vera e propria pubblicità ingannevole, dunque, che, secondo Legambiente, ha indotto in errore i Comuni italiani, gli esercizi commerciali e le catene della grande distribuzione, in concomitanza con la messa bando dei sacchetti di plastica tradizionali, che sono andati in pensione il primo gennaio 2011.


In particolare, l'Antitrust ha definito ingannevole la pubblicità di Italcom, Arcopolimeri e Ideal Plastik, vietandone l'ulteriore diffusione e ha previsto anche multe di 40mila euro per Italcom e 20mila per le altre due. L'analisi effettuata da'Iss, spiega l'Authority, “ha mostrato come, in base alla documentazione esaminata, i manufatti addittivati con Ecm risultano biodegradabili in tempi lunghi, facendoli ricadere nella categoria 'scarsamente biodegradabili'.

Soddisfazione da parte di Legambiente, che in una nota fa sapere: “Finalmente è stata fatta chiarezza e siamo molto soddisfatti dell’esito di questo pronunciamento, sicuramente innovativo per il nostro Paese”. “Continueremo a vigilare – ha continuato commenta Stefano Ciafani, responsabile scientifico dell'associazione - per evitare che la nuova stagione di grande innovazione inaugurata con il bando ai sacchetti di plastica tradizionale usa e getta possa permettere ai furbi di fare affari ai danni dell’ambiente, ingannando le amministrazioni e le aziende che vogliono invece adeguarsi alla normativa vigente sugli shopper, per ridurre gli impatti ambientali di questa filiera”.

Francesca Mancuso

 

GreenBiz.it

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