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homerestaurantsLa Federazione Italiana Pubblici Esercizi si scaglia contro una di quelle realtà considerate simbolo della sharing economy, gli home restaurant, e chiede chiarezza durante un’audizione alla Camera. In particolare, chiede azioni a contrasto di quelle che, secondo la FIPE, sono attività che mettono a rischio la sicurezza dei consumatori e operano senza sottostare ad alcuna regola fiscale e contributiva.

Per la Federazione, ospitare persone a casa propria per pranzi, cene o aperitivi dietro pagamento di un corrispettivo specifico è una vera e propria azione imprenditoriale che deve rispettare una severa regolamentazione, come per ogni ristorante. Si denuncia quindi la totale evasione fiscale e si sottolinea che il 60% delle intossicazioni alimentari proviene dall'ambito domestico, dove mancano controlli anche sulla sicurezza e la provenienza degli alimenti preparati.

“La crescente diffusione degli home restaurant su tutto il territorio nazionale, a seguito della crisi e attraverso il contributo di canali on line e social network, se non contrastata immediatamente, rischia di costituire un canale parallelo di offerta organizzato, ma non controllato da molteplici punti di vista. Questa attività, così come esercitata oggi, è posta in essere al di fuori di ogni regola e quindi deve essere contrastata con decisione dalle autorità competenti. Alla luce di queste considerazioni, come Fipe sollecitiamo il Governo ad adottare misure che impediscano questo attentato alla salute pubblica e mettano freno ad una evasione fiscale e contributiva pressoché totale", ha detto il DG della FIPE Marcello Fiore.

E qualche mese fa anche Luciano Sbraga, direttore centro studi FIPE, dichiarava a GreenBiz:

Chi vuole lavorare in questo settore ha il dovere di competere ad armi pari con gli esercizi pubblici, rispettando quindi le norme igienico-sanitarie, fiscali e sulla formazione, perché non è ammissibile che ci siano diverse modalità di fare ristorazione, da un lato quelle soggette a norme, a tutela della qualità e della salute, dall’altro quelle senza vincoli, senza controlli, senza tasse e senza sicurezze igieniche”.

La prima richiesta alle istituzioni è di incrementare l'impegno normativo messo parzialmente in atto dal Ministero dello Sviluppo Economico con la risoluzione n. 50481, in base alla quale gli home restaurant sono considerati attività imprenditoriali a pieno titolo.

La FIPE evidenzia in particolare che, in mancanza di controlli preventivi e di idoneità, l'home restaurant è da considerarsi un luogo a rischio per il cliente, che paga un corrispettivo anche cospicuo per fruire di un servizio privo di qualsiasi garanzia.

Secondo dati dell'Istituto Superiore di Sanità, la maggior parte delle tossinfezioni alimentari denunciate in Italia deriva proprio dall'ambito domestico, con picchi del 70% in riferimento a preparazioni di conserve casalinghe.

Manca poi una regolamentazione specifica sulla somministrazione e il consumo di bevande alcoliche e il divieto di fumo. A questo si aggiungono le questioni di tipo contributivo e fiscale, sia per quanto riguarda la posizione previdenziale degli operatori coinvolti, sia per la mancata certificazione dei corrispettivi con scontrini o ricevute fiscali. Questo genera una totale evasione fiscale e contributiva, che per la FIPE danneggia i consumatori che spesso si trovano a pagare corrispettivi anche più elevati dei ristoranti tradizionali.

In conclusione, ecco nel dettaglio i requisiti che un’attività di ristorazione deve rispettare ma che gli home restaurant non presentano:

• Requisiti per l'apertura di un locale: autorizzazione/SCIA alla somministrazione; comunicazione alla Questura in caso di circoli privati; requisiti di sorvegliabilità; requisiti professionali e morali

• Requisiti igienico-sanitari: comunicazione ASL; piano HACCP e formazione igienico-sanitaria degli operatori; tracciabilità e rintracciabilità degli alimenti; divieto di fumo

• Diffusione di musica e immagini: abbonamento speciale Rai per tv o musica; versamenti diritti di autore e connessi SIAE e SCF

• Disposizioni fiscali e del lavoro: iscrizione CCIAA; licenza UTIF per prodotti alcolici; iscrizione INPS del titolare; regolarizzazione dei lavoratori

• Disposizioni urbanistiche e tecniche: disposizioni destinazione uso edifici; conformità degli impianti elettrici; impianti specifici per la conservazione degli alimenti; cucine a norma e idoneità sanitaria delle attrezzature; tabelle alcolemiche ed etilometro a disposizione.

Anna Tita Gallo

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