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isisLa Francia tenta di rialzarsi dopo gli attentati dell’Isis che hanno sconvolto Parigi. La situazione è molto complicata, come dimostrano i temi toccati anche nel corso del G20 di Antarya. Impossibile non parlare di terrorismo, immigrazione, crisi umanitaria, accoglienza, ma anche di petrolio e di cambiamenti climatici, soprattutto in vista di un appuntamento cruciale, quello con la Cop21, il summit Onu di Parigi di dicembre.

Partiamo proprio da questo punto. Nello scenario che ha portato alle drammatiche vicende di Parigi ha un ruolo fondamentale il problema dei cambiamenti climatici. Ucollega global warming, siccità, crisi economica, migrazioni e tensioni crescenti, in una catena infernale che conduce al crescere delle tensioni e, purtroppo, ad esiti come gli attacchi ingiustificabili di venerdì a Parigi.

Uno studio pubblicato su Proceedings of the National Academy of Sciences parlava infatti di un inasprimento delle tensioni sociali in Siria scatenatosi in corrispondenza di fenomeni come la siccità, un crescendo che ha portato alla rivolta nel 2011, una guerra civile a tutti gli effetti. Secondo lo studio, la siccità, tra il 2007 e il 2010, si è tradotto in un calo vertiginoso della produzione agricola, che ha costretto le famiglie contadine a migrare verso i centri urbani.

Ma già 12 anni fa il Pentagono prevedeva cambiamenti climatici improvvisi e conseguenze come siccità o inondazioni. Da qui, l’instabilità economica, politica e sociale. Il terrorismo, in quest'ottica, potrebbe essere una conseguenza estrema e irrazionale di questa instabilità.

Di cambiamenti climatici si parlerà ovviamente nel tanto atteso vertice Onu di Parigi, che non è stato affatto messo in discussione nonostante gli attentati nella capitale. Le misure di sicurezza saranno rafforzate, ma dal 30 novembre all’11 dicembre a Le Bourget i grandi della terra tenteranno di sottoscrivere finalmente l’accordo globale che potrebbe segnare una svolta incisiva contro il global warming.

Poche ore fa il premier francese Manuel Valls ha comunque assicurato ancora una volta che nessuno ha chiesto formalmente il rinvio del vertice COP 21, che però "sarà ridotto al solo negoziato". Niente eventi, dunque, niente concerti né manifestazioni, ma "Parigi sarà la capitale del mondo" in ogni caso, così come lo è in queste ore in cui tutti ci stringiamo attorno alla capitale francese.

Altre analisi in questi giorni di cordoglio e riflessione ci impongono un passo indietro, utili per tentare di spiegare l'inspiegabile, vale a dire ciò che ha spinto l'Isis a colpire proprio la Francia, un Paese che ha preso posizioni nette contro il terrorismo e che per questo è diventato un nemico numero uno.

Pochi giorni prima degli attentati, alcuni aerei francesi avevano attaccato raffinerie di petrolio e gas nell’area di Deir ez-Zor, infrastrutture cruciali per l’Isis, che si finanzia anche grazie al petrolio. Il ministro degli Esteri Laurent Fabius dichiarava:

Bashar Al-Assad non può governare la Siria e per noi è impossibile che gli iraniani, che hanno truppe a terra pur dichiarando di essere consiglieri militari, restino in Siria in maniera permanente.

È a settembre che gli aerei da guerra francesi hanno di fatto centrato i primi bersagli in Siria. L’8 ottobre poi è stato attaccato un campo di addestramento dell’Isis a Raqqa, capitale del califfato secondo i terroristi. Si pensava ospitasse anche combattenti arrivati dall’estero, inclusi i francesi, ma poi Hollande negò la volontà di voler centrare un soggetto preciso, sebbene Le Monde parlasse di Benghalem Salim, responsabile del reclutamento nell’Isis di francesi e francofoni (ce ne sarebbero circa 600 tra Siria e Iraq).

In totale – per questi numeri seguiamo la ricostruzione del Guardian – sono stati distrutti dalla Francia oltre 450 obiettivi in mano ai terroristi. Solo alcuni di questi erano in Siria. La Francia, inoltre, è stato il primo Paese ad unirsi alla coalizione con in testa gli Usa in Iraq e ha supportato i ribelli anti-Assad in Siria, compresi i curdi. Sabato, dopo gli attentati a Parigi, il primo ministro francese Manuel Valls ha dichiarato a TF1 che gli attacchi francesi in Siria continueranno.

La Francia, dunque, sceglie la strada della fermezza contro il terrorismo, anche ribadendo la volontà di non annullare il summit Onu sui cambiamenti climatici. Domenica intanto si è aperto il G20 di Antalya. La risoluzione delle vicende in Siria è l’imperativo anche per Barack Obama e Vladimir Putin. I presidenti di Usa e Russia si sono incontrati a margine del G20, con la Russia che ormai è vista come una delle le cause di una migrazione di rifugiati senza precedenti, altro tema caldo del G20, a cui si riferiscono gli studi citati in precedenza.

Anna Tita Gallo

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