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I cambiamenti climatici dovrebbero essere la priorità assoluta della politica estera, lo afferma un nuovo studio commissionato dai Paesi del G7. I riscaldamento globale viene definito come un moltiplicatore di minacce che presentano gravi rischi per la sicurezza mondiale.

Il nuovo studio esorta i Governi a non considerare il riscaldamento globale soltanto come un problema legato al clima. L'obiettivo del 21esimo secolo dovrà essere quello di combattere le minacce alla sicurezza globale.

Il nuovo rapporto è nato da una collaborazione tra diverse realtà internazionali tra cui l'Ong Alert e l'Istituto per gli studi sulla sicurezza dell'Unione Europea. Nel rapporto si fa riferimento anche ai conflitti in Siria e in Mali e al land grabbing in Etiopia.

Il G7 predica bene ma esistono già dei dubbi sulle effettive azioni che verranno messe in campo per affrontare in concreto le conseguenze del cambiamento climatico e per arginarlo, dato che l'accordo appena raggiunto non convince e non sembra davvero efficace. Resta da vedere se le raccomandazioni inserite nel nuovo studio verranno realmente applicate e se la Cop 21 prevista per dicembre a Parigi poitrà portare davvero ad una svolta.

Ciò mostra come i cambiamenti climatici tendano ad aggravare alcuni problemi come la sicurezza alimentare, la competizione per l'acqua e la terra, le migrazioni e gli spostamenti. Tutto ciò potrebbe rendere gli Stati molto fragili, incapaci di provvedere ai loro cittadini.

Secondo la baronessa Anelay, ministro di Stato del Regno Unito, il cambiamento climatico non è solo una minaccia per l'ambiente ma per la sicurezza globale e la prosperità economica che lo rende quindi una priorità non solo per i ministri dell'Ambiente ma anche per i ministri degli Esteri.

Le scale di rischio per la sicurezza sono potenzialmente enormi, secondo International Alert. Tra le zone in pericolo vengono segnalate in particolare la Nigeria e il Corno d'Africa. In generale non si parla però di una "guerra del clima", ma di un insieme di fattori concatenati che portano ai conflitti.

Dallo studio arriva la richiesta di una risposta più integrata a livello locale, nazionale e internazionale. In particolare il rapporto fa una serie di raccomandazioni ai Paesi del G7 - Francia, Regno Unito, Stati Uniti, Giappone, Italia e Canada – per riunire i loro approcci ed affrontare il cambiamento climatico all'insegna della costruzione della pace.

Le raccomandazioni includono una valutazione del rischio globale, dei limiti di fluttuazione dei prezzi alimentari e dell'aumento delle scorte alimentari, con riferimento anche ad una migliore gestione delle risorse idriche a livello transfrontaliero.

Lo studio evidenzia anche che ci sono notevoli vantaggi che si possono ottenere nel prendere atto della necessità di migliorare la salute dei cittadini, aumentare l'occupazione, dare vita ad una maggiore cooperazione ed uguaglianza. I membri del G7 hanno accolto il nuovo studio e hanno deciso di creare un gruppo di lavoro per rispondere alle richieste e attuare le raccomandazioni.

Consulta qui lo studio A New Climate for Peace.

Marta Albè

Fonte foto: Environment, Conflict and Cooperation

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