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fossil fuels 000Secondo Greenpeace, le grandi compagnie energetiche, tra i maggiori responsabili dell'inquinamento dell'aria, stanno partecipando alla stesura delle nuove norme Ue riguardo alle emissioni. Il rischio è di fissare degli standard meno ambiziosi di quelli già imposti in altri Paesi del mondo, come Cina, Giappone e Stati Uniti.

L'Unione europea è in procinto di definire nuovi standard per limitare l'inquinamento dell'aria, in particolare per quanto riguarda il ruolo delle centrali a carbone, attraverso una Industrial Emissions Directive. Le nuove norme, attualmente in discussione, dovrebbero essere stabilite entro la fine del mese e rappresentano una preziosa opportunità per porre un freno alle emissioni e salvaguardare non solo l'ambiente ma la stessa salute umana.

La Direttiva ha il compito di fissare nuovi standard per le emissioni tossiche, prevedendo il rilascio di permessi ambientali a tutte le installazioni industriali li rispettino, e dovrebbe diventare legge in tutti i Paesi dell'Unione entro il 2020.

In linea di principio, i nuovi standard dovrebbero tenere conto delle migliori e più funzionali innovazioni tecnologiche disponibili sul mercato, in modo da imporre alle industrie più inquinanti l'adozione di tecniche più avanzate per limitare la quantità delle proprie emissioni.

Tuttavia, secondo un report appena pubblicato da Greenpeace, Smoke & Mirrors - How Europe's biggest polluters became their own regulators, l'intero processo decisionale è stato monopolizzato dal settore del carbone, la cui influenza potrebbe portare a stabilire limiti troppo blandi per le emissioni e a conseguire un risultato molto al di sotto delle aspettative.

Di fatto, il tetto per le emisisoni attualmente in discussione sarebbe così alto da risultare già rispettato da buona parte delle centrali europee, rendendo la direttiva (quasi) inutile e decisamente troppo debole al confronto con le norme previste da altri Paesi, a partire dalla Cina.

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Greenpeace ha indagato su curriculum e provenienza di centinaia di rappresentanti chiamati dai Governi europei a fare parte del gruppo di lavoro ufficiale che ha il compito di lavorare alla Industrial Emissions Directive. Dall'analisi è emerso che, su 352 membri del gruppo di lavoro tecnico, ben 183 lavorano o per le compagnie del settore energetico o per i gruppi di pressione che le rappresentano. Una percentuale molto alta, che spiega la debolezza delle proposte fatte fino ad oggi.

L'accusa formulata da Greenpeace è molto chiara: i Governi europei stanno lasciando che a scrivere le norme sull'inquinamento dell'aria siano i loro gli stessi destinatari, i quali non possono che avere interesse ad annacquare limiti e imposizioni, ponendo come prioritario il proprio tornaconto piuttosto che il miglioramento della situazione ambientale e la salute dei cittadini.

Lisa Vagnozzi

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