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ambiente europa 2015Europa e ambiente, a che punto siamo? L'Agenzia Europea per l'Ambiente (AEA) ha appena presentato la nuova Relazione sullo Stato dell'Ambiente Europeo. Per l'Italia i lavori sono stati coordinati dall'Ispra in accordo con il Ministero dell'Ambiente.

La valutazione quinquennale "L'ambiente in Europa – Stato e prospettive nel 2015" (SOER 2014) trasmette alcuni messaggi chiave per migliorare la situazione ambientale europea. La relazione include valutazioni e dati a livello globale, regionale e nazionale, oltre ad analisi comparative tra vari Paesi.

I dati delineano una situazione almeno in parte positiva, dato che i cittadini europei usufruiscono di aria e acqua più pulite. Si è ridotto il quantitativo di rifiuti destinati alle discariche ed un maggior numero di risorse viene avviato al riciclo, anche se l'Europa è ancora lontana dagli obiettivi ambientali fissati per il 2050.

Per raggiungerli, come evidenzia la relazione, sono necessarie politiche più ambiziose che rispondano alla natura sistemica di molti problemi ambientali. Vi è il caso in cui i miglioramenti dal punto di vista dell'efficienza vengono vanificati dal consumo.

L'ambiente in Europa secondo SOER 2015: fatti e tendenze rilevanti

1) Le politiche dell'UE hanno ridotto l'inquinamento e hanno migliorato in modo significativo la qualità dell'aria e dell'acqua in Europa. Tuttavia, il costante degrado degli ecosistemi minaccia la produzione economica e il benessere europeo.

2) La biodiversità continua a essere erosa. Rispettivamente il 60% delle valutazioni relative a specie protette ed il 77% di quelle relative a diversi tipi di habitat considerati hanno evidenziato uno stato di conservazione sfavorevole. L'Europa non è sulla buona strada per raggiungere l'obiettivo fissato per il 2020 di arrestare la perdita di biodiversità.

3) La qualità dell'acqua dolce è migliorata negli ultimi anni, tuttavia, circa la metà dei corpi idrici d'acqua dolce in Europa difficilmente raggiungerà il "buono stato ecologico" nel 2015.

4) La biodiversità marina e costiera rappresenta un ambito di particolare preoccupazione. Le pressioni comprendono danni al fondo marino, inquinamento, specie esotiche invasive e acidificazione. La pesca eccessiva è diminuita nell'Atlantico e nel Baltico, tuttavia non nel Mediterraneo che mostra un quadro negativo, con il 91% degli stock valutati soggetti a eccessivo sfruttamento nel 2014.

5) Meno del 6% della superficie coltivata dell'Europa è stata utilizzata per l'agricoltura biologica nel 2012, con grandi differenze tra i paesi.

6) Guardando al futuro, si prevede che gli impatti del cambiamento climatico intensificheranno le pressioni e gli effetti e che persisteranno le cause della perdita della biodiversità.

7) Il consumo di risorse interno è stato di 16,7 tonnellate pro capite nel 2007 ed è sceso a 13,7 tonnellate nel 2012, in parte a causa del crollo del settore edile in alcuni paesi.

8) La gestione dei rifiuti è migliorata negli ultimi anni, con un calo dei rifiuti prodotti e conferiti in discarica. I tassi di riciclaggio sono aumentati in 21 paesi tra il 2004 e il 2012, mentre i tassi di smaltimento in discarica sono diminuiti in 27 su 31 paesi (per i quali sono disponibili dati). I paesi del AEA hanno raggiunto un tasso medio di riciclaggio del 29% nel 2012, rispetto al 22% nel 2004.

9) Le emissioni di gas a effetto serra sono diminuite del 19% a partire dal 1990, nonostante un aumento del 45% della produzione economica. L'uso di combustibili fossili è diminuito, così come le emissioni di alcuni inquinanti derivanti dai trasporti e dall'industria.

10) La crisi finanziaria del 2008 e le successive difficoltà economiche hanno contribuito inoltre alla riduzione di alcune pressioni ambientali. Resta da vedere se i miglioramenti saranno duraturi.

11) Le attuali politiche condivise non sono sufficienti per il raggiungimento a lungo termine degli obiettivi ambientali dell'Europa, come la riduzione dell'80-95% delle emissioni di gas a effetto serra.

12) Le politiche ambientali hanno prodotto miglioramenti sulla qualità dell'acqua potabile e delle acque di balneazione e hanno ridotto l'esposizione ai principali inquinanti pericolosi.

13) L'inquinamento atmosferico e acustico continua a produrre gravi effetti sulla salute nelle aree urbane. Nel 2011, circa 430 000 decessi prematuri nell'UE sono stati attribuiti alle polveri sottili, mentre l'esposizione al rumore contribuisce ad almeno 10 000 morti premature dovute a malattie cardiache ogni anno.

14) Il crescente uso di sostanze chimiche, in particolare nei prodotti di largo consumo, è stato associato a un evidente aumento dell'insorgenza di malattie e disordini endocrini nella popolazione.

15) Si presume che i miglioramenti previsti per la qualità dell'aria non saranno sufficienti a prevenire i danni, mentre è previsto un peggioramento degli impatti derivanti dal cambiamento climatico.

La relazione in conclusione afferma che sebbene la piena adozione delle politiche esistenti sia fondamentale, né le politiche ambientali attualmente in vigore, né i successi in termini di efficacia guidati da fattori economici e tecnologici saranno sufficienti a raggiungere la "Visione 2050 " dell'Europa.

Ma il settore dell'industria ambientale è cresciuto di oltre il 50% dal 2000 al 2011 ed è uno dei pochi settori ad avere prosperato in termini di ricavi e posti di lavoro dall'inizio della crisi finanziaria del 2008. Un segnale positivo per un cambiamento verso un maggior rispetto per l'ambiente. L'Unione Europea è pronta ad un impegno più incisivo?

Marta Albè

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