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inquinamento ambientale 00In Italia chi inquina resta molto spesso impunito, perché i delitti contro l'ambiente non sono contemplati nel Codice Penale. Per cambiare la situazione, un'alleanza di 25 associazioni ha lanciato un appello al Senato, perché approvi al più presto un disegno di legge in materia.

Il "popolo inquinato" è il nome scelto da un folto gruppo di associazioni, a partire da Legambiente e Libera, per lanciare un appello al Presidente del Senato Pietro Grasso e ai Presidenti delle Commissioni Giustizia e Ambiente, Nitto Palma e Marinello, affinché si giunga alla rapida approvazione del disegno di legge sui reati ambientali: un testo già approvato dalla Camera, ma che da mesi è fermo al Senato.

Attualmente, nel Codice Penale italiano non sono contemplati né il delitto di inquinamento né tantomeno quello di disastro ambientale: una situazione anomala, che genera un anacronistico squilibrio nelle sanzioni, limitandosi a prevedere delle semplici contravvenzioni e garantendo troppo spesso l'impunità totale agli ecocriminali e agli ecomafiosi.

Ne sono prova, tra gli altri, i casi Eternit, Valle del Sacco e Porto Marghera, in cui la giustizia fa fatica a procedere proprio per l'assenza di leggi adeguate. Si tratta di un buco normativo insostenibile in un Paese in cui vengono accertati ogni anno circa 30 mila reati ambientali, quasi quattro ogni ora, che alimentano un giro di affari di oltre 16 miliardi di euro e che vengono perpetrati a danno della sicurezza e della salute di tutti i cittadini, oltre che di un'economia sana.

Lo scorso febbraio la Camera dei deputati ha approvato a larghissima maggioranza il disegno di legge che inserisce quattro delitti ambientali nel Codice penale: 1. inquinamento, 2. disastro ambientale, 3. trasporto e abbandono di materiale radioattivo e 4. impedimento al controllo.

ecoreati

Il testo, però, è fermo da mesi al Senato, per via di alcuni limiti tecnici che sarebbero sanabili apportando poche modifiche. Le 25 associazioni promotrici della petizione chiedono a gran voce di superare al più presto l'impasse e di giungere all'approvazione, garantendo finalmente una tutela penale dell'ambiente e, soprattutto, assicurando alle forze dell'ordine e la magistratura degli strumenti investigativi fondamentali.

A questo link è possibile firmare la petizione.

Lisa Vagnozzi

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