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water stress 001Se non ci sarà una drastica inversione di tendenza, entro la fine del XXI secolo la temperatura globale aumenterà tra i 3.3° C e i 5.6° C, oltrepassando di molto la soglia dei 2° C rispetto ai livelli pre-industriali, che costituisce l'obiettivo fissato da Governi e scienziati per contenere gli effetti dei cambiamenti climatici.

Oltre i 2°C, infatti, le conseguenze del riscaldamento globale potrebbero essere disastrose e irreversibili: per questo le previsioni contenute nel 2014 Energy and Climate Outlook, appena pubblicato dal MIT – Massachusetts Institute of Technology, sono piuttosto allarmanti.

"Il nostro mondo sta cambiando molto rapidamente." – ha commentato John Reilly, condirettore del MIT Joint Program on the Science and Policy of Global Change – "Dobbiamo comprendere la natura del rischio che stiamo per fronteggiare, in modo da essere preparati."

Soffermandosi su 16 Paesi e realtà geografiche, l'Outlook analizza dettagliatamente fattori quali l'approvvigionamento energetico, il consumo di territorio, la disponibilità di acqua e le emissioni e, nell'elaborare le proprie previsioni, prende in considerazione tutte le misure adottate fino ad oggi dai Governi per contenere i cambiamenti climatici.

Il report si spinge anche a delineare uno scenario ottimistico nel quale i Governi riescano finalmente a trovare un accordo, in occasione del vertice di Parigi del 2015, e a prendere impegni più stringenti per ridurre le emissioni: anche in questo caso, l'obiettivo dei 2°C appare difficile da centrare.

"C'è una buona dose di incertezza in queste stime." – ha dichiarato in un comunicato Erwan Monier, ricercatore del MIT Joint Program e coautore del report – "Ciò dipende dal fatto che c'è incertezza sia riguardo alle emissioni future che riguardo alla risposta che il clima darà a tali emissioni. Tuttavia, è chiaro che l'obiettivo dei 2°C non potrà essere in alcun modo raggiunto sulla base degli sforzi compiuti fino ad oggi."

Secondo le previsioni contenute nel report, nelle prossime decadi le fonti fossili continueranno a prevalere su quelle rinnovabili, anche perché intorno al 2050 la domanda globale di energia raddoppierà. E, mentre la domanda di acqua è destinata ad aumentare del 19% entro il 2100, la sua disponibilità sarà estremamente variabile, anche a causa di mutamenti nelle precipitazioni: per questo, molte aree geografiche devono prepararsi ad affrontare il problema della scarsità di risorse idriche, che avrà inevitabili ripercussioni a livello umano, politico ed economico.

Lisa Vagnozzi

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