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cinaSiamo abituati a considerare la Cina come uno dei Paesi maggiormente responsabili dell’inquinamento del pianeta, eppure dovremmo ricrederci. O almeno è quanto si evince da “The implicit price of carbon in the electricity sector of six major economies", il rapporto commissionato dal Climate Institute australiano e portato a termine dalla Vivid Economics.

Oggetto dell’indagine sono stati proprio i 6 Paesi più inquinanti del mondo: Stati Uniti, Regno Unito, Australia, Cina, Corea del Sud e Giappone. La somma delle loro emissioni di gas serra è pari alla metà del totale, ma nello studio si è partiti da una prospettiva differente, chiedendosi quanto ogni singolo Paese incentivi le energie rinnovabili.

Semplificando, il ragionamento è stato a grandi linee questo: offrire incentivi a chi sceglie le rinnovabili equivale a tassare le emissioni nocive. Quest’ultimo metodo è pressoché inutilizzato, infatti il parametro su cui si basa lo studio – ricavato ad hoc – è stato il costo implicito di una tonnellata di CO2.

Ecco allora i risultati, partendo dal Regno Unito, il Paese con i maggiori incentivi:

- Regno Unito - 21,19 euro per tonnellata di CO2;

- Cina - 10,27 euro;

- Stati Uniti - 3,69 euro;

- Giappone - 2,24 euro;

- Australia - 1,23 euro;

- Corea del Sud 0,50 euro.

D’altra parte, le stesse autorità di Pechino non hanno mai nascosto l’obiettivo di una produzione di energia da fonti rinnovabili che tocchi il 15% nel 2020. E, se il motivo reale non è il futuro del pianeta, resta comunque il fatto che alla Cina occorra sviluppare il proprio settore industriale, creando da sé nuove opportunità economiche, cosa che finora non è stata compiuta a sufficienza.

Ma adesso riposizioniamoci dalla solita prospettiva e chiediamoci: quanto hanno investito gli stessi Paesi nelle rinnovabili?

La Cina è ancora al primo posto, con i suoi 25 miliardi di euro di investimenti (nel 2009), seguita da Stati Uniti, con 13 miliardi, e Regno Unito, con 8 miliardi. Stupiti?

Anna Tita Gallo

 

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