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giappone_gpeace_250x166In queste ore tutti i riflettori del pianeta sono puntati sulle centrali atomiche del Giappone. Dopo il terribile terremoto e il conseguente tsunami, ora tutti gli sforzi sono concentrati nel tentativo di evitare il disastro nucleare. Questa mattina a far tremare è stata una nuova esplosione all’impianto di Fukushima, ma gli esperti rassicurano: tutte le pareti dei reattori sono intatte, nonostante la catastrofe naturale abbattutasi sull’isola.

Finora, secondo quanto riportato dalle agenzie di tutto il mondo, sono tre le unità della centrale di Fukushima Daiichi ad aver subito danni consistenti, in seguito ai quali sono state riscontrate perdite di liquido refrigerante. Tuttavia, le pareti dei reattori sono ancora intatte, quindi non ci sarebbe – almeno finora – il pericolo di una dispersione all’esterno di nubi radioattive. I livelli delle radiazioni, inoltre, nella zona esterna a ridosso dell’impianto, sarebbero molto bassi e, secondo il parere degli esperti, dovrebbero essere di mille volte superiori per rappresentare davvero una fonte di preoccupazione.

Il problema è che, una volta spento un reattore (ed è questa la situazione a Fukushima), occorre disfarsi del calore concentrato all’interno. Essendo ormai alcune barre di combustibile scoperte, è necessaria una quantità di refrigerante maggiore, quindi sono stati alzati i livelli idrici attorno ad esse. A rivelarsi preziose potrebbero ora essere le pompe di acqua marina, ma il reattore diventerebbe inutilizzabile in futuro, una realtà di cui comunque non ci si cura troppo, vista la criticità della situazione. Insomma, le speranze sono tutte riposte nella resistenza delle pareti protettive dei reattori, che finora non hanno ceduto e sulle quali si lavora per evitare il crollo.

Già venerdì, subito dopo il terremoto, avevamo assistito ad una prima esplosione alla centrale, ma erano arrivate immediatamente le rassicurazioni della IAEA – International Atomic Energy Agency sulle buone condizioni della vasca di contenimento del reattore. Sabato, poi, una nuova esplosione aveva causato il crollo del tetto e di parte delle mura in corrispondenza del reattore numero 1. Questa mattina ancora preoccupazione, ma la nuova esplosione al reattore numero 3, seguita dalle dichiarazioni della Tokyo Electric Power Tepco (che gestisce la centrale) non è stata fatale, sebbene 11 persone siano rimaste ferite e altre risultino disperse.

Inutile dire che si teme molto per le sorti del Giappone (e non soltanto), che dispone di 54 rettori nucleari posti in 18 centrali elettriche, per un totale di 47 mila MW di capacità installata. Sono almeno 4 le centrali nucleari sulla costa
orientale che risultano danneggiate: Onagawa (3 reattori), Fukushima-Daiichi (6 reattori), Fukushima-Daini (4 reattori) e Tokai (1 reattore). Poi, c’è anche un’altra centrale nucleare abbastanza vicina, vale a dire quella di Kashiwazaki-Kariwa (7 reattori), sulla costa occidentale, sul lato opposto dell'isola.

È sulla base di questi dati che è intervenuta subito Greenpeace, ribadendo in un comunicato la sua posizione contro il nucleare. Jan Beranek, responsabile della campagna Nucleare, ha così commentato: "Greenpeace lamenta la mancanza di informazioni e trasparenza sulla quantità totale di radiazioni che è stata già rilasciata, sullo stato dei sistemi di raffreddamento di tutti i reattori e sul livello di sicurezza delle piscine di raffreddamento del combustibile irraggiato. Queste ultime contengono grandi quantità di radiazioni e sono posizionate al di fuori dell’edificio di contenimento: un loro danneggiamento provocherebbe rilascio di radiazioni direttamente in atmosfera. Chiediamo che il governo giapponese dia immediatamente queste informazioni al pubblico. L’energia nucleare – ha aggiunto Beranek - è una fonte di energia sporca e pericolosa, e sarà sempre vulnerabile per la combinazione di errori umani, errori di progettazione e disastri naturali. Greenpeace – ha concluso - chiede la chiusura graduale di tutti i reattori esistenti e il blocco della costruzione di nuovi reattori. I Governi dovrebbero puntare sulle fonti rinnovabili che, oltre a essere ambientalmente sostenibili, sono già a disposizione e a costi più convenienti del nucleare".

A dire il vero, le notizie che arrivano dal Giappone sono molto frammentarie e lasciano intendere che la situazione a Fukushima sia del tutto sotto controllo. Soltanto chi è sul posto sa davvero se è il caso di preoccuparsi. “Nell’area della centrale – scrive Greenpeace in una nota - una persona può assorbire in una sola ora una quantità di radioattività pari alla dose massima prevista per un anno. Se l'obiettivo immediato è quello di mettere la popolazione in sicurezza per minimizzare l'esposizione alle radiazioni, è necessario prendere atto che i reattori nucleari sono sempre vulnerabili a una combinazione di rischi legati a eventi esterni come i terremoti, errori umani o difetti progettuali”.

Non è certo il momento delle accuse, ma è chiaro che ovunque si stia riflettendo sul nucleare e sulle sue tragiche conseguenze in caso di catastrofi come quella giapponese. In ogni caso, mentre aziende come Enel vorrebbero affrettare i tempi, l’opinione pubblica si spacca. Sarà un referendum – il 12 giugno sarà il giorno fatidico, con tutta probabilità - a decretare le sorti del nucleare in Italia, intanto si fanno sentire le voci degli ambientalisti, tra cui anche Greenpeace Italia, il cui direttore Giuseppe Onufrio ha in queste ore commentato così: “Chi propone il ritorno al nucleare in Italia dovrebbe riflettere sulla irresponsabile leggerezza con cui sta procedendo. Dalla barzelletta del professor Umberto Veronesi, che dormirebbe con le scorie in camera da letto per tranquillizzare i cittadini che è chiamato a proteggere dalle radiazioni, alle esibizioni di Chicco Testa che continua imperterrito a spargere comunicazione ingannevole in tutti i media. È ora di finirla di trattare questo tema in modo così poco serio: l'Italia non ha alcun bisogno di tornare al nucleare, deve invece puntare sulle energie rinnovabili. Proprio il contrario di quanto sta facendo il Governo, che ha deciso di distruggere questa prospettiva”.

In questo mare di polemiche, sale il numero di vittime in Giappone causate dal terremoto e dal successivo tzunami. Al momento si parla di oltre 10 mila dispersi su una popolazione della zona che contava circa 17 mila anime. 2 mila corpi sono già stati rinvenuti questa mattina lungo le coste di Miyagi e sono attive le operazioni di recupero degli oltre 200 cadaveri di Sendai, ma quando le acque si ritireranno del tutto siamo certi che questo triste bilancio è destinato a rivelare numeri ancora più spaventosi.

Anna Tita Gallo

 

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