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sacchetti_di_plastica_mix_250x166Il 2011 sarà l’anno dello stop in Italia ai sacchetti di plastica? Forse no, visto che si parla persino di una possibile reintroduzione a causa di una presunta violazione alle norme comunitarie. Intanto, sono iniziate le lamentele dei produttori, preoccupati della crisi annunciata del settore dopo la scomparsa dei vecchi sacchetti dal mercato.

Andiamo con ordine e occupiamoci, innanzitutto, della questione europea. Il nostro bando ai sacchetti è sotto inchiesta perché la normativa comunitaria prevede che nessun Paese membro possa bloccare l’immissione sul proprio mercato nazionale di imballaggi conformi alla direttiva 94/62 sugli imballaggi. Di conseguenza, avremmo violato il principio della libera circolazione delle merci sul mercato unico, bloccando la vendita di un prodotto che non è stato bandito altrove.

Come se non bastasse questo a presupporre una procedura di infrazione e il ritorno degli shopper in plastica – che, comunque, non sono ancora spariti, visto che possono essere utilizzati fino ad esaurimento scorte – si aggiunge un’altra dimenticanza che gioca contro l’Italia: non abbiamo notificato all’UE la normativa tecnica legata allo stop.

Senza contare che, seguendo le mosse dei nostri dirimpettai francesi, avremmo dovuto renderci conto che un bando analogo, presentato da loro prima di noi, è stato già respinto dalla Commissione europea.

Ma non pensate che l’Europa non si muova a favore dell’ambiente, anzi. Semplicemente, ha molta fiducia sulla sensibilizzazione. Far capire che utilizzare shopper in tela o alternativi ai classici sacchetti è compito di adeguate campagne di informazioni, non di uno stop drastico ad un prodotto che, peraltro, si può riciclare. Il problema, piuttosto, sarebbe evitare che i sacchetti vengano abbandonati ovunque senza criterio.

Intanto, in Italia, iniziano ad insorgere i produttori dei sacchetti appena banditi (fino a prova contraria), preoccupati della sorte di impianti e dipendenti. La Federazione gomma plastica, tra gli altri, ricorda che aver spinto i cittadini a preferire sacchetti biodegradabili significa costringerli ad acquistare altri sacchetti in plastica, i classici sacchi neri, per riporvi la spazzatura prima di gettarla. Insomma, sarebbe un provvedimento inutile e che danneggia un comparto che produce un giro d’affari da 800 milioni di euro, spingendolo nel baratro della crisi. Lo stesso comparto starebbe già provvedendo a modificare i sacchetti che abbiamo utilizzato finora, aumentandone la percentuale destinabile al riciclo, eliminando i formati più piccoli e aumentando lo spessore di quelli prodotti, in modo che possano essere utilizzati più volte.

Una prima vittoria, in tutto questo polverone, l’ha ottenuta Legambiente, che aveva presentato una segnalazione all’Autorità garante della Concorrenza e del mercato nel febbraio scorso. I sacchetti che contengono l’additivo ECM Masterbatch Pellet, commercializzati dalla Italcom, non possono essere ritenuti tali. Sarebbero stati spacciati per biodegradabili e compostabili, ma non lo sono affatto – sempre secondo la decisione dell’Autorità – perché non conformi ai tempi indicati a livello comunitario per rientrare in quella categoria. In particolare, l’oggetto della pronuncia riguarda la loro pubblicità, per la quale Italcom, Arcopolimeri e Ideal Plastik sono state multate rispettivamente con una sanzione pecuniaria di 40 mila euro la prima e 20 mila euro le altre due.

Anna Tita Gallo

 

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