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giorgio cappelloEuropa e Cina stanno per entrare in una guerra commerciale? Dopo i dazi europei al fotovoltaico i cinesi rispondono con una chiusura sul vino. Ma chi vince e chi perde se i due giganti chiudono le frontiere?

Lo abbiamo chiesto a Giorgio Cappello titolare del gruppo Cappello Alluminio di Ragusa, in Sicilia, che produce anche pannelli fotovoltaici ed è presidente delle PMI di Confindustria Sicilia.

I dazi tanto attesi sono arrivati: da oggi i pannelli solari cinesi sono tassati dell'11,8% e, a partire da agosto, la tassazione varierà da un minimo del 37,2% a un massimo del 67,9%. Questi livelli di tassazione sono proporzionati e sufficienti?

L'11,8% di dazio di sicuro non è sufficiente. Dal 47% al 67% è una tariffa equa, un modo per riallineare la concorrenza sleale praticata fino ad ora dai produttori della repubblica Popolare Cinese. Diciamo che i primi due mesi all'11% rappresentano una sorta di mano tesa da parte dell'Unione Europea.

Quindi lei concorda con questo compromesso?

In realtà non c'è stato un compromesso: l'UE ha fatto un'indagine ed è emerso chiaramente che c'è stata concorrenza sleale da parte dei cinesi e che ci sono stati danni per i produttori di celle e moduli fotovoltaici europei. Questi due mesi serviranno ai cinesi per riallineare la loro offerta al mercato reale: se loro vendono a 50 centesimi al Watt e noi a 70 centesimi non è perché noi siamo meno efficienti, è perché loro fanno dumping.

Non abbiamo più il Conto Energia, ma solo le detrazioni Irpef al 50% che, però, sono convenienti solo se si ha un reddito abbastanza alto e tanta Irpef da pagare. Parallelamente il prezzo del fotovoltaico si allineerà su prezzi più alti e non tutti si potranno permettere di acquistare un impianto. Non è che, alla fine, il risultato sarà opposto a quanto sperato?

Bisogna cambiare idea del fotovoltaico. Fino ad oggi fotovoltaico ha significato enormi distese da decine di MW sui campi agricoli, rese possibili dai pannelli cinesi a prezzo stracciato. Ora dobbiamo guardare al fotovoltaico di alta qualità, diffuso sul territorio e integrato in edilizia. Sta finendo il Quinto Conto Energia, potremmo pensare a riproporre gli incentivi specifici per il fotovoltaico innovativo integrato negli edifici. Ma, in ogni caso, il fotovoltaico che dobbiamo installare è quello di qualità e sui tetti.

La Cina, nel frattempo, ha annunciato ritorsioni commerciali come i dazi sul vino italiano. Non è che, per difendere i produttori europei di fotovoltaico, finiamo per penalizzare il resto delle PMI che esportano da anni in Cina?

No. Noi europei, e specialmente gli italiani, esportiamo qualità ad un prezzo giusto e non quantità a basso prezzo. Il nostro vino i cinesi lo comprano perché è ottimo, non perché costa poco, e continueranno a comprarlo per questo motivo. Non credo che ci saranno ripercussioni sui nostri produttori di vino di qualità. Nel settore industriale manifatturiero, quello in cui operano le PMI italiane, è lo stesso discorso: noi esportiamo prodotti di alto livello, con prezzi non bassi.

Quindi la chiusura al fotovoltaico cinese farà solo bene alla nostra economia?

Farà bene al settore manufatturiero, che costituisce la spina dorsale dell'economia italiana. Da noi la ricchezza la fanno le PMI: senza le piccole aziende manufatturiere non c'è lavoro, senza lavoro non ci sono salari e senza salari non ci sono consumi e tutto si ferma. Bisogna anche cambiare ottica nell'economia. Gli Stati Uniti, dopo anni di delocalizzazione ed espansione industriale e commerciale, sono tornati a produrre in casa e hanno coniato il motto "Made in USA, again".

Peppe Croce

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