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green economy investireRealizzare un impianto fotovoltaico non consente solo di contribuire a ridurre le emissioni di CO2 e generare energia pulita, ma è anche un'opportunità di investimento garantita nel tempo, con evidenti vantaggi tecnici ed economici.

Grazie ai convenienti incentivi messi in campo dai governi locali nel mondo e alle iniziative che favoriscono lo sviluppo di un mercato interno di energia energia da fonte fotovoltaica, filiera compresa, investire nel fotovoltaico oggi può essere ancora più conveniente.

Ma dove farlo? Quali sono le opportunità e i rischi di investimento nei paesi esteri, emergenti e non? Dopo averlo chiesto ad alcuni player del settore, ne abbiamo parlato con Francesco Campus, Amministratore Unico di Energymore srl, società partner specializzata in consulenza per gli investimenti e l'internazionalizzazione nel settore delle energie rinnovabili.

La prima domanda è d'obbligo: perché investire nel fotovoltaico?

L'investimento in impianti fotovoltaici per il comune cittadino o il piccolo consumatore di energia è in linea di massima una saggia e lodevole decisone, sia per l'economia domestica del singolo, della famiglia o della piccola impresa, che per il contributo individuale al passaggio verso energie pulite. Il sistema incentivante in vigore in un dato momento ovviamente può rendere più o meno redditizia l'operazione. È chiaro che ci devono essere le giuste caratteristiche del sito che rendano idonea l'installazione di un impianto e potrebbero esserci alternative valide, da valutare caso per caso. Se si parla, invece, di grandi impianti bisogna effettivamente valutare una maggiore varietà di aspetti e la complessità del contesto da analizzare è elevata.

Come, ad esempio, i sistemi incentivanti?

Le installazioni mondiali per il 2013 potrebbero oscillare intorno ai 35 GW e quindi crescere leggermente rispetto al 2012. Cina, USA, Germania, Giappone, potrebbero risultare i mercati con maggior volumi di nuovo fotovoltaico installato. Alcuni paesi hanno avuto, in determinate e brevi fasi del mercato, schemi incentivanti particolarmente attraenti per il ritorno sull'investimento, ma difficilmente sostenibili nel lungo periodo. Mentre alcuni impianti, allacciati in determinate fasi, hanno potuto godere di condizioni assai remunerative, altre installazioni sono state rese irrealizzabili dal subentrare di radicali cambiamenti legislativi del regime incentivante. Con la diminuzione del costo degli impianti e dei moduli, comunque si è assistito generalmente a un calo degli incentivi in molti paesi europei, spesso non in misura proporzionale. Questa dinamica, in diverse occasioni, ha abbandonato bruscamente gli operatori in una situazione nuova invece di consentire un accompagnamento graduale e sostenibile di una filiera verso la grid parity. In altri casi, una lungimirante cooperazione tra le imprese del fotovoltaico e la politica, ha consentito di programmare una riduzione dei sistemi di sostegno alle rinnovabili funzionale alla continuità e alla buona salute del settore e alla sopravvivenza delle aziende. I comportamenti virtuosi della politica, sono quelli che, in alcune nazioni, attraverso il dialogo costruttivo con le imprese hanno generato certezza, stabilità, trasparenza e durata prevedibile di determinate condizioni nel mercato, permettendo agli investitori e alle aziende un orizzonte ben visibile, consentendo di fare scelte calibrate, creando i presupposti per l'erogazione dei finanziamenti bancari e contribuendo a innalzare l'immagine dell'affidabilità di un paese per attrarre investimenti.

Al di là degli incentivi, ci sono altre variabili da considerare?

Le variabili da considerare sono numerosissime: dalla stabilità all'attrattività del sistema incentivante, dalle difficoltà finanziarie delle imprese e delle nazioni al "rischio paese", dalla radiazione solare annua alle caratteristiche della tecnologia più adatta (e al suo costo in un determinato momento rispetto ad altre). Contano sia il fattore legislativo (la propensione più o meno accentuata di un governo o di uno stato a mutare repentinamente gli schemi di supporto) che il trend del prezzo dell'energia. La storia energetica di una nazione, il mix energetico già presente, le risorse esistenti (fossili e non), dunque le alternative, le caratteristiche e morfologiche di un territorio, il fabbisogno interno attuale e quello previsto, in funzione della crescita economica, industriale e demografica del paese, la classe imprenditoriale con i suoi pregi e difetti. Sono anche rilevantissimi aspetti tecnici-industriali quali lo stato dell'arte delle infrastrutture elettriche, la capacità della rete, (e il piano, più o meno sostenibile di ristrutturarla o potenziarla in tempi coerenti con le possibilità di costruire e allacciare i nuovi impianti). Occorre monitorare i vari paesi verso cui si ipotizza di poter concentrare la propria attenzione e giudicare l'attrattività in funzione del proprio ruolo: un EPC può avere a volte opportunità e ragioni di entrare in un mercato diverse rispetto a un produttore di moduli o a un fondo d'investimento, e va dato il giusto peso all'analisi della concorrenza. In alcuni paesi può essere conveniente fare impianti su tetto, e altri si prestano meglio a grandi impianti a terra (Sud Africa, Arabia Saudita), o in grid parity (Cile).

Conviene ancora investire nel fotovoltaico in Europa?

In questo momento l'Europa, che ha fatto da pioniere mondiale (69% della potenza cumulata nel mondo a fine 2012), è cresciuta solo del 3% nel 2012 rispetto all'anno precedente, rallentando molto, ed è probabile che il 2013 vedrà gli USA e la Cina come principali mercati mondiali. I principali mercati europei dovrebbero rimanere Germania, Italia, Francia e UK, con alcuni punti interrogativi sui cambiamenti in Romania (molto attraente nella sua versione originale), e in Polonia, paesi seppure interessanti, fortemente influenzati dai mutamenti normativi e da continui "rumors" , bozze di decreti che rendono più difficili i finanziamenti in attesa che una nuova normativa venga approvata modificando quella vigente ufficialmente. In Italia, e non solo, è attivo inoltre il mercato secondario, cioè quello degli impianti allacciati, che offre possibilità di buoni ritorni, calcolabili e costituiscono un investimento adatto a chi ha una minore vena imprenditoriale e una minore propensione al rischio. Chi investe nel mercato secondario sono generalmente operatori industriali, holding, fondi di private equity, e fondi immobiliari italiani o stranieri.

Quali sono attualmente i più promettenti mercati per il fotovoltaico nel mondo?

I paesi con maggior volume di nuovo installato previsto fuori dall'Europa sono quelli più grandi e più "forti". La Cina potrebbe installare qualcosa intorno ai 10 GW nel solo 2013. Gli USA, incoraggiati dalla rielezione di Obama, sono un mercato in espansione per le rinnovabili (laddove ci sono contratti di lungo periodo per l'acquisto di energia – i cosiddetti Power Purchase Agreement o PPA, indispensabili anche per il project finance) che potrebbero installare 4 GW di potenza nell'anno in corso. Si stanno affacciando come interessanti mercati alcuni paesi dell'Asia, (al di là del Giappone, che è un mercato più idoneo a impianti di piccolo medio taglio, ci sono Tailandia, Malesia, Indonesia, Taiwan), del Sud America (Brasile, Cile, Perù in primis) e dell'America Centrale, in misura assai minore. Diverse società spagnole (developers, EPC e non solo), stanno operando in America Latina come sbocco naturale dopo la drastica riduzione della Spagna. Il Messico avrebbe un potenziale importante ma non sembra ancora intenzionato a sfruttare il solare fino in fondo. L'Africa, in alcune aree, è oggetto di crescente attenzione, pur presentando difficoltà. Il Sud Africa è già partito da tempo e c'è un interessante potenziale off – grid nell'Africa Sub Sahariana. Cresce l'interesse anche per mercati tutt'altro che facili come Marocco, Senegal, Ghana, Cameroon, Namibia, Tunisia. Il continente africano ha particolare bisogno di adottare tecnologie specifiche in funzione del contesto dell'impianto, (sono spesso considerate come opzioni idonee gli impianti a concentrazione o il film sottile), ed è essenziale agire sul territorio con particolare cura dell'interesse delle popolazioni, quindi con concezioni a volte innovative e sicuramente studiate in loco, concordate, sia per quanto concerne la compagine che lavora che per la tipologia di soluzione. Da non dimenticare anche Arabia Saudita, Iran e India. In ogni caso va analizzato a fondo il sistema con cui viene remunerata la produzione di energia solare (PPA, GCPA, FiT), la bancabilità e le condizioni economiche e di durata del contratto tra il produttore indipendente di energia e il potenziale buyer (la utility, il trader o più generalmente il compratore di energia e di eventuali certificati verdi). Ed è opportuno verificare, nei limiti del possibile, la coerenza tra gli obbiettivi realisticamente alla portata del paese, il valore dell'energia, il reddito pro capite medio e le leggi vigenti, sempre nell'ottica di prevedere possibili revisioni dovute a sopravvenuta insostenibilità del sistema. C'è una grossa scrematura e selezione delle imprese e degli investitori che aspirano ad entrare in un mercato straniero. La corretta scelta dell'investimento nel solare dunque, è una conseguenza anche di una virtuosa attività professionale a monte. Quanto sia attrattivo un mercato dipende comunque molto dalla tipologia dell'investitore, dalla sua propensione al rischio. Risultano essenziali la capacità di ambientarsi, di scegliere partner idonei e leali, il monitoraggio costante delle leggi, e la possibilità di investire in risorse umane qualificate e adeguate. Questo anche nella prima fase in cui sondare e comparare le alternative prima di entrare, con tempismo, nei mercati più adatti alla propria realtà.

Roberta Ragni

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