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fv cinaSolo qualche giorno fa oltre 1000 aziende dell'industria del fotovoltaico europeo hanno inviato una lettera aperta al Commissario Europeo per il Commercio Karel De Gucht, preoccupate per la salute del loro settore e dei potenziali esiti dell'indagine antidumping condotta dalla Commissione Europea.

Anche Gifi, Assosolare e Aper hanno espresso le loro perplessità, spiegando che solo l'introduzione dell'obbligo di registrazione alle dogane dei prodotti fotovoltaici cinesi ha bloccato i finanziamenti di molti progetti, con conseguenze molto pesanti per gli operatori. Ma, mentre la Commisione Europea dichiara di voler modernizzare le regole di mercato UE, qual è la reale situazione del comparto? Come stanno vivendo la cosiddetta "guerra del fotovoltaico" le aziende direttamente interessate? Ne abbiamo parlato con Massimo Poli, Account Manager della cinese Hanwha SolarOne, che ci ha raccontato le attuali e dirette conseguenze "a effetto "domino"", per usare le sue parole, dell'obbligo di registrazione dei prodotti cinesi alle dogane europee, in vista di una probabile introduzione di dazi con effetto retroattivo.

Con che sentimenti state vivendo l'attuale situazione del fotovoltaico?

L'intero comparto del fotovoltaico europeo, a partire dagli investitori, EPC ed installatori, fino ai produttori di pannelli ed inverter, senza escludere anche le sub-filiere collegate, cito ad esempio i produttori di cavi, quadri di potenza, fino ad arrivare al vetro, sta vivendo il momento più buio della storia di questo mercato. Si intuisce quindi, che questa incertezza non coinvolge solo i produttori di pannelli e gli acquirenti degli stessi, ma il danno, se visto ed analizzato in modo più analitico, va ad interessare un numero molto più importante di Aziende, con conseguenze ad effetto "domino", la cui portata, onestamente, non sono capace di prevedere. La "guerra del fotovoltaico" , promossa dall´indagine anti-dumping della Comunità Europea, in perfetto stile "bellico", sta producendo le prime vittime. Basta pensare al fatto che le Banche in primis, al primo segnale di incertezza, fermano ogni delibera, congelano linee di credito e come si dice in gergo popolare, "chiudono i rubinetti". Siamo realmente sicuri che questa prima conseguenza tra le tante, vada realmente a rendere più competitiva la filiera europea a danno dei produttori cinesi? Io credo proprio di no. In questo ultimo mese ho incontrato brillanti imprenditori, illustri clienti, colleghi di altre aziende competitor del settore, chiusi in un cordoglio di sconforto, con sguardi bassi e volti scuri. Il sentimento più forte, che posso con certezza riconoscere nel cuore di tutti è senz´antro una grande delusione, che può solo alimentare la speranza che questo incubo finisca presto, con un gesto ragionevole e di buon senso da parte della Commissione Europea che si pronuncerà´, forse, il prossimo Giugno.

Quali sono le attuali conseguenze della probabile introduzione di dazi retroattivi da parte dell'Europa?

Come ho già evidenziato in precedenza, le prime conseguenze negative vengono provocate dalle Banche, che al primo segnale di incertezza e quindi di incremento del rischio, vanno a ridurre il credito. Ne deriva che imprese, investitori e tutti coloro che legano il proprio business al credito bancario, rallentano la propria attività o, se non capaci di resistere al trauma, sono costretti a chiuderla. Parlando, invece, di conseguenze legate alle vendite dei pannelli, la prima, già concretamente misurabile, è un importante incremento dei prezzi dei moduli di fabbricazione cinese, che attualmente si sono quasi allineati a quelli dei produttori europei, giapponesi, indiani ecc... Leggendo cosi la mia risposta, suppongo che i non addetti ai lavori, la riterrebbero una buona notizia, peccato che gli incentivi al fotovoltaico, in Europa, si sono ridotti al punto da non rendere più remunerativo costruire impianti con questi nuovi livelli di prezzo, causati dalla minaccia di dazi retroattivi. Ci tengo anche a mettere alla luce una conseguenza più tecnica, ma che a parer mio, risalta ulteriormente la follia di questa indagine, che riguarda il fatto che a partire da Marzo, i principali operatori che gestiscono le importazioni dei moduli cinesi presso i porti strategici europei, come Anversa e Rotterdam, pretendono fidejussioni fino all´80-85% del valore dei moduli da sdoganare, da parte dei produttori cinesi a titolo di garanzia contro gli eventuali dazi, che le dogane dovranno andare a recuperare in caso questa indagine si dovesse concretizzare. In pratica per poter immettere nel mercato europeo dei moduli cinesi e´ necessario contro-garantirne quasi l'intero valore. In un mercato già stremato, dove i colossi falliscono, dove grandi gruppi che avevano creduto nel settore anni fa chiudono le divisioni industriali legate al fotovoltaico, è giusto arrivare a prendere provvedimenti e ad avanzare minacce del genere? Sinceramente le conseguenze negative di questa indagine anti-dumping sono cosi tante che non pecco di superbia ed arroganza a dichiarare di poter tranquillamente scrivere un libro per poterle spiegare tutte dettagliatamente, riducendo invece ad una sola parola, quelle positive: "nessuna".

Secondo lei, qual è lo scenario futuro più probabile per il mercato fotovoltaico?

Alla luce di quanto detto finora e dei pareri condivisi con vari operatori del settore, pare essere molto probabile l´introduzione di un dazio light, verosimilmente non retroattivo, con un peso compreso tra un 10 ed un 15%, che rallenterà comunque l´obiettivo della grid parity, riducendo senza ogni dubbio la capacità produttiva dell´Europa per i prossimi anni; questo permetterà una stabilizzazione della situazione e una nuova rioganizzazione del mercato, che si focalizzerà nella fascia del residenziale e degli impianti a tetto su Aziende energivore. In questo caso il risultato della" guerra del fotovoltaico" sarà un pareggio tra produttori cinesi e produttori europei, ma sarà una grande vittoria per i produttori di energia da fonti non rinnovabili e tradizionali.

Perché, a suo parere, le misure antidumping non dovrebbero essere applicate?

I motivi sono veramente tanti, ma quello che ci tengo di più a far emergere è che "il dumping che tutti riconoscono sui prezzi dei produttori cinesi, in particolare dei moduli, che di fatto ha visto la sua massima espressione negli ultimi 8/10 mesi, è stato necessario e lo è ancora di più oggi, per rendere remunerativa la costruzione di impianti in grid parity o comunque in regime di incentivazione minima". Il fatto che i prezzi siano precipitati poi, dipende più dai rapidi cambiamenti di politica energetica delle varie nazioni europee, che invase dalla crisi, non ritengono opportuno continuare ad impegnare la spesa pubblica nell´incentivare il settore. Quando gli incentivi si riducono o spariscono, i prezzi devono scendere per far si che gli IRR dei business plan di progetto restino appetibili nel caso degli investimenti o che il valore del risparmio energetico sia adeguato nel caso si realizzino impianti in regime di scambio sul posto o autoconsumo. Non ritengo giusto condannare i produttori cinesi, che stanno già pagando salato il prezzo del dumping. E ritengo ancor meno giusto chiudere il mercato del fotovoltaico in Europa a causa di una indagine redatta senza cognizione di causa o di elementi che possono smentire quanto ho detto. Se 10 anni fa, ma anche solo 3, mentre l´Europa drogava il mercato con incentivi, in alcuni casi anche troppo esosi, avesse supportato adeguatamente l´industria europea, allora la situazione oggi sarebbe stata molto diversa e, in caso di dumping, avrei ritenuto corretto parlare di "concorrenza sleale".

- LEGGI: Quinto Conto Energia: il fotovoltaico sarà conveniente anche una volta finiti gli incentivi? -

Escludendo i dazi, cosa porebbe fare l'Europa per combattere la concorrenza sleale?

Le soluzioni ci sono. L´Italia per esempio ha adottato un "premio per il made in EU" incrementando la tariffa incentivante del Conto Energia. Io personalmente seguirei questo approccio, in modo più bilanciato e proporzionato alle capacità produttive e ai prezzi di produzione. Ad esempio un "local content" per gli impianti fino a 50 kW realizzati con prodotti Made in EU, o derivanti da filiera locale. In questo caso gli impianti residenziali e commerciali in scambio sul posto verrebbero realizzati tutti con prodotti Made in Europe, mentre gli impianti di media/grossa taglia, senza incentivi o incentivi minimi, verrebbero lo stesso realizzati in modo conveniente per i clienti, con i prodotti cinesi. Altre soluzioni potrebbero venire adottate con agevolazioni fiscali riservate ai produttori europei, che otterrebbero cosi ossigeno per risollevare le loro fabbriche e rilanciarsi sul mercato. Credo che un buon economista potrebbe sbizzarrirsi nel trovare tantissime soluzioni costruttive per riequilibrare la situazione, nel rispetto ovviamente del gioco delle parti. La formula vincente in qualsiasi caso è dividere il mercato dei grandi impianti destinato alla grid parity in cui è necessaria la competitività cinese, da quello del residenziale/commerciale più adatto ad una industria locale che necessità di prezzi di vendita più alti, giustificati anche da una capacità produttiva delle fabbriche ridotta, ma certamente più personalizzabile di quella asiatica.

Qualcuno crede che dietro questa manovra ci sia un complotto non a danno dei cinesi, ma di un'industria in generale. Cosa ne pensa?

I mercati emergenti, di cui Cina e Giappone fanno da padrone, hanno già annunciato piani energetici legati al fotovoltaico che compensano di gran lunga l´eventuale fine di un mercato europeo. Penso anche a quanto cresceranno i mercati dell´America Latina e India i prossimi anni, anche l´Africa con il suo irraggiamento eccezionale, regala prospettive entusiasmanti ed un futuro di energia pulita illimitata da mettere a disposizione degli investitori e al proprio sostentamento. Probabilmente qualcuno realmente sa quali sono i veri interessi dell´Europa nel bloccare il mercato del fotovoltaico...

Roberta Ragni

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