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Dazi sui pannelli cinesi in arrivo?
Ne parliamo con Giancarlo Tecchio, di PrEnAl, portavoce dell'Alleanza per l'energia solare sostenibile (AFASE - Alliance for Affordable Solar Energy), la coalizione di oltre 190 aziende del settore fotovoltaico europeo, che si batte contro i rischi del protezionismo e promuove i benefici del mercato libero per i prodotti dell'energia solare.

Quali saranno le conseguenze dell'obbligo di registrazione per le importazioni di prodotti solari dalla Cina?

La registrazione delle importazioni è una condizione necessaria per la riscossione retroattiva dei dazi, siano essi antidumping o compensativi. Pertanto, la Commissione europea deve richiedere la registrazione se si vuole mantenere aperta la possibilità di decidere che le misure preliminari siano applicate retroattivamente. In altre parole, la registrazione non significa che l'Unione europea alla fine imporrà dei dazi, è un passo burocratico normale.

Crede che si tratti di una misura necessaria?

Come AFASE pensiamo che sia assolutamente ingiustificato, dato che il diritto comunitario prevede espressamente che i dazi possono essere applicati retroattivamente soltanto qualora le importazioni siano in netta crescita, mentre, chiaramente, non lo sono.

Cosa succederà se le misure antidumping venissero approvate?

I dazi faranno aumentare artificialmente i prezzi dei moduli solari cinesi. A seguito di ciò, i moduli dell'UE e di altri paesi verrebbero offerte a prezzi notevolmente aumentati, portando ad un significativo indebolimento della domanda che interesserebbe l'intera catena del valore del fotovoltaico. Per sostenere la domanda di energia solare c'è bisogno di prodotti per il fotovoltaico, inclusi i moduli, che consentano all'energia solare di competere con l'energia da fonti fossili, anche a livelli di sostegno pubblico minore o nullo. L'imposizione di dazi sui wafer, celle e moduli di origine cinese impedirà questo obiettivo venga raggiunto, pesando fortemente sulla domanda di impianti solari.

Alla luce di ciò, secondo lei quale sarà il futuro del fotovoltaico europeo?

Lo scenario per cui i moduli fotovoltaici cinesi sarebbero rimpiazzati da moduli provenienti da altri paesi produttori come Corea, Giappone, Taiwan o Stati Uniti ad un livello di prezzi che consentirebbe un una domanda sufficiente è assolutamente improbabile. Il motivo è che i produttori di quei paesi non beneficiano di razionalizzazione dei costi e di economie di scala comparabili a quelle dei produttori cinesi. Inoltre, i produttori di quei paesi sono sempre più attratti dalla crescente domanda nei mercati limitrofi, domanda che è significativamente più forte rispetto a quella dell'Unione Europea.

Roberta Ragni

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