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nucleare_regioniDopo il terremoto e lo tsunami che hanno devastato il Giappone venerdì scorso, il pericolo del nucleare è tornato a fare paura. Ed è proprio sull’energia atomica che, qualche giorno prima della tragedia, GreenBiz.it ha intervistato il presidente del Forum nucleare italiano, Chicco Testa.

Ecco l’intervista nella sua forma originaria.

Dopo oltre vent’anni di silenzio, da qualche anno il dibattito sul nucleare è tornato a infiammare l’animo degli italiani. L’attuale governo ha fin da subito dichiarato la propria intenzione di tornare a investire su questa fonte energetica e nel 2009 ha approvato un decreto che tracciava una sorta di “road map” per il ritorno al nucleare. I cittadini saranno chiamati a esprimersi su alcuni articoli del decreto fra pochi mesi, attraverso lo strumento del referendum abrogativo. In questo contesto, la campagna pubblicitaria realizzata dal Forum nucleare ha suscitato aspre polemiche ed è stata ritirata dal Giurì. Ora, esiste una nuova versione dello spot.

Il tema del nucleare è in grado di scaldare gli animi dei cittadini. In una intervista lei ha parlato della necessità di riportare la discussione su un piano razionale: la campagna del Forum Nucleare risponde veramente a questa esigenza?

Sicuramente questo è stato il nostro obiettivo, un risultato che però ha evidentemente dato molto fastidio. Dopo 25 anni di silenzio totale, mentre nel resto del mondo la tecnologia nucleare viene sempre più utilizzata tanto da poter parlare di un “rinascimento nucleare”, nel nostro Paese è apparsa questa campagna di comunicazione che non solo si proponeva di riaprire un dibattito ormai relegato nel dimenticatoio ma dava pari dignità alle posizioni favorevoli e contrarie. Per noi è stato un successo testimoniato dal fatto che secondo i dati in nostro possesso ha avuto l’effetto in molte famiglie italiane di far parlare del futuro energetico del nostro Paese.

La campagna pubblicitaria del Forum, che lei ha definito come “una comunicazione equilibrata fra le due visioni pro e contro”, è stata cancellata dal Giurì. Lei crede che si tratti di una decisione ingiusta? Cosa risponde a chi ha ritenuto che il vostro spot fosse ingannevole e che offrisse solo una visione parziale?

Ha perfettamente ragione. Il nostro spot voleva invogliare a prendere una posizione informata sulla questione del nucleare. A questo proposito voglio sottolineare come il Giurì non abbia in alcun modo censurato i contenuti e la sostanza della nostra comunicazione, come invece sostengono strumentalmente le associazioni ambientaliste che si oppongono al nucleare. Per cercare di dimostrare la nostra assoluta apertura e trasparenza abbiamo quindi modificato lo spot per venire incontro ai rilievi mossi dall’Istituto di Autodisciplina pubblicitaria, inserendo un chiaro riferimento alla nostra posizione a favore del ritorno del nucleare in Italia. Lo spot è quindi rimasto identico a quello trasmesso ma contiene nella nuova versione l’affermazione “Noi siamo favorevoli”, a cui si aggiunge una domanda rivolta allo spettatore: “E tu?”. Mi sembra la miglior risposta da dare a chi ci accusava di essere ingannevoli. Vorrei infine ricordare che lo spot riprendeva nella sostanza quello realizzato dal Forum nucleare belga che non ha ricevuto nel Paese nessun tipo di critica ma che anzi ha vinto importanti riconoscimenti nell’ambito della comunicazione.

Secondo noi uno spot ritenuto ambiguo ed ingannevole ha insita la censura dei contenuti e della comunicazione. Ma andiamo avanti.

Lei ha affermato che la gestione delle centrali e delle scorie è improntata alla massima sicurezza. Eppure i cittadini sono spaventati da alcuni fatti di cronaca: dalla vicenda di Ilaria Alpi (che indagava sul traffico di rifiuti illeciti) alle navi dei veleni nel Mediterraneo. Crede che si tratti di mistificazioni?

Attorno alla gestione dei residui radioattivi ruotano tante storie, nessuna delle quali mai verificate. Al contrario dobbiamo dire chiaramente che il nucleare è il settore industriale più controllato e regolamentato al mondo tanto che, fino ad oggi non si è mai verificato un incidente dovuto alla gestione di questo tipo di rifiuti. Così come affermato in questi giorni anche da Umberto Veronesi, quello delle scorie è una paura del tutto ingiustificata, sicuramente si tratta di rifiuti che vanno trattati con tutta l’attenzione possibile ma le tecnologie a nostra disposizione lo permettono in tutta sicurezza. Aggiungo poi chge una classifica delle sostanze chimiche che rappresentano maggiori rischi per le persone basata su criteri di tossicità, diffusione e probabilità di contatto, le sostanze prodotte dalle centrali nucleari compaiono al 98mo posto. Ai primi posti troviamo l’arsenico, il piombo, il mercurio, il cloruro di vinile, il benzene, il cadmio e così via. Tutte sostanze che non hanno nulla a che vedere col nucleare (fonte non specificata dall’intervistato).

Secondo gli ambientalisti, tra le varie ragioni per cui non conviene ricorrere al nucleare ci sono anche i costi troppo alti e che finiranno per beneficiarne solo le imprese costruttrici.

Stando ai dati di Eurostat relativi al 2008 le famiglie e le imprese italiane pagano il chilowattora elettrico circa il 40 per cento più della media europea e ancor di più se paragonato al prezzo pagato in Francia. Questo record negativo contribuisce a rendere l’economia italiana molto meno competitiva, essendo il costo dell’energia uno dei fattori di produzione più importanti. L’alto costo dell’energia elettrica, oltre a gravare sui consumi familiari, contribuisce a penalizzare tutti i comparti industriali, specie quelli ad alta intensità elettrica, come la siderurgia. Il basso costo dell’energia elettrica in Francia è invece una diretta conseguenza delle scelte strategiche di quel paese, che oggi trae dal nucleare oltre il 76 per cento dell’energia elettrica prodotta.

Così la pensa Chicco Testa. Ma allora perchè anche realtà non esattamente ecologiste o ambientaliste, come il MIT, sollevano forti dubbi sulla percorribilità di questo percorso? Il nucleare non è una fonte rinnovabili e i suoi costi di produzione sono destinati ad aumentare in futuro. Anzi: come mostra il report del MIT, sono già duplicati nell’arco di pochi anni. Certo, il nucleare ha il vantaggio di non contribuire all’aumento di CO2 nell’atmosfera. Ma forse sarebbe più saggio prevedere drastici interventi nel campo dell’efficienza energetica e nelle tecnologie per le rinnovabili, prima di dedicare ingenti risorse all’avvio di un nuovo programma nucleare in Italia.

Doris Zaccaria

 

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