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Lo scandalo Volkswagen ha fatto il giro del mondo. Negli Usa le autorità hanno scoperto un software in grado di bypassare i controlli sulle emissioni dei veicoli, installato sui motori diesel 4 cilindri e che si attiva al momento del test anti smog per far sì che le emissioni diminuiscano.

È un caso isolato o solo la punta di un pericoloso iceberg? Al di là delle frodi, cosa succede nelle case automobilistiche nel corso dei test legali? Per capirne di più abbiamo intervistato Francesco Ferrante, vicepresidente di Kyoto Club.

Lo scandalo Volkswagen ha colpito fortemente l’opinione pubblica. Ma qual è la situazione generale? I test di validazione sono affidabili?

Quella scoperta dall’Epa per quanto riguarda la Volkswagen è senz’altro una frode, non a caso scoperta negli Usa dove il sistema dei controlli pubblici è assai più serio, rigoroso e affidabile di quanto sia in Europa e soprattutto nel nostro Paese.

Ma purtroppo i “trucchi” delle case automobilistiche sui dati delle emissioni, seppur “legali” sono noti da tempo e molte Ong qui in Europa (prima fra tutte Transport&Enviroment) le denunciano da anni.

Lo “scherzo” consiste nel preparare i modelli auto per i test in laboratorio in modo da ottenere risultati sensibilmente migliori di quelli che poi si manifestano nella realtà. Si è calcolato che nella vita vera un’auto consumi in media il 23% in più (e in alcuni casi fino al 50%) di quanto risulterebbe dai test effettuati in laboratorio.

I trucchi “legali” utilizzati? Sigillare con nastro tutte le fessure, usare lubrificanti speciali, pneumatici più gonfi del normale, non usare l’aria condizionata, staccare l’alternatore, modificare i freni in modo che facciano meno resistenza. Peraltro i test sono stati concepiti quando sul mercato c’erano vetture molto meno potenti di adesso e così auto più inquinanti risultano avvantaggiate nel confronto con quelle più piccole.

Cosa si potrebbe fare eventualmente per limitare frodi e trucchi legali di questo tipo?

Come cambiare questo stato di cose? Abbastanza semplice:

1. Affidare i controlli a enti davvero terzi (sul modello Usa) e non a organismi che seppur certificati sono pagati direttamente dai costruttori

2. Spingere perché il Parlamento Europeo approvi rapidamente il Regolamento sulla riduzione delle emissioni inquinanti delle auto nel quale, grazie a un emendamento dei Verdi europei approvato in Commissione Ambiente, si rendono obbligatori i Real Driving emission tests – cioè i test su strada senza trucchi.

Più in generale ciò che questa storia ha dimostrato è che sono più che maturi i tempi per pensare a forme di mobilità completamente nuova, non più “auto-centrate” ma che privilegino trasporto pubblico collettivo, bici, e infine auto elettriche.

Nel frattempo, comunque, la Commissione Ambiente del Parlamento Europeo lo scorso Mercoledì 23 ha approvato un aggiornamento delle norme sulle emissioni auto UE, la fissazione di limiti per taluni inquinanti tra cui NOx. La richiesta è effettivamente l’obbligo dei test reali entro il 2017. Si chiedono inoltre indicatori del consumo di carburante e del cambio di marcia montati su tutte le nuove automobili entro il 2019.

Basterà?

Roberta De Carolis

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