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robin tax rinnovabili giovanni simoni assosolareIl colpo di grazia all'unico settore che poteva salvarci, quello delle rinnovabili, e in particolare del fotovoltaico, purtroppo è arrivato. Lo spalma incentivi è appena passato al Senato, nonostante alcune indiscrezioni avessero lasciato intendere, questa mattina, che la misura sarebbe stata bocciata.

La norma avrà effetti devastanti non solo sul comparto del fotovoltaico, ma anche sulla credibilità dell'Italia nei confronti degli investitori stranieri. Inoltre, cosa ancor più grave, apre ai ricorsi internazionali, proprio come è già successo in Spagna e in Gran Bretagna.

In attesa di conoscere ulteriori dettagli, ne abbiamo parlato, a caldo, con Giovanni Simoni, AD Gruppo Kenergia.

Come si sente in questo momento un imprenditore italiano che ha puntato sulle rinnovabili?

Se fossi proprietario di grandi impianti, sarei qui a fare i conti e a tentare di ridiscutere con le banche i termini dei finanziamenti ricevuti. Poi se avessi ancora voglia di investire nel settore andrei all'estero. Come operatore dei servizi cerco di capire come fare a ridurre i danni per tutti gli investitori ed a valutarne l'entità reale.

Chi pagherà i ricorsi dello Spalma incentivi? Cosa risponde a De Vincenti che li ha definiti irragionevoli?

Ho ben poche speranze che lo Stato, alla fine, paghi per i possibili ricorsi. La risposta di De Vincenti è il derivato della convinzione che gli operatori del fotovoltaico si siano arricchiti troppo. Forse qualcuno c'è stato, ma è già fuori dal perimetro di quelli colpiti dallo spalma incentivi. Il MISE non ha mai seriamente preso in considerazione un confronto reale sui numeri dei bilanci delle società proprietarie di impianti. Credo che la grandissima parte degli investitori sarebbero stati disponibili a mostrare i dettagli dei bilanci (peraltro pubblici per alcuni).

Perché le proposte alternative delle associazioni non sono state prese in considerazione?

Quello che ho potuto capire è che le proposte di individuare soluzioni di "mercato", come quelle dell'emissione di Bond a sostegno del finanziamento del GSE in sostituzione di una riduzione dell'A3, aveva il rischio, che personalmente non condivido, di essere considerato "debito pubblico" in sede europea. Ma la questione è più profonda perché il lavoro preventivo non ha funzionato e tutti noi non siamo stati capaci di impedire che una simile proposta venisse formulata dal Governo. Il lavoro va fatto a monte con interlocutori credibili da parte dei rappresentanti di tutti gli interessi: quelli del Paese intero e non quello di una sola parte che oggi, ancora per un po' può cantare vittoria.

Perché gli impianti più colpiti saranno proprio quelli che hanno beneficiato degli incentivi minori, come dimostrano i dati di Solar Dealing Calculator?

A mio avviso non c'è stata una volontà specifica, ma una conseguenza non troppo calcolata del meccanismo studiato a tavolino senza, alla fine, ascoltare nessuno.

Il Dl competitività, oltre allo spalma incentivi, nasconde anche una minaccia all'autoconsumo... Dalla padella alla brace?

Questa sì che fa vedere una volontà di non solo "punire" i cattivi del passato, ma evitare che ci sia un futuro senza incertezze. Oggi non sappiamo quanti SEU potranno essere realizzati, se in futuro ci sarà un ulteriore inasprimento delle misure anti SEU. Se non mettiamo mano drasticamente sulla formazione delle bollette ci sarà sempre la massima cautela ad avventurarsi in investimenti nuovi nel fotovoltaico, anche quello piccolo.

Come mai davanti all'evidenza dei vantaggi delle rinnovabili e dell'efficienza energetica, l'Italia punta ancora sulle trivellazioni?

Spero che per trivellare non vi siano aggravi nelle bollette del gas e dell'energia elettrica. Prima di trivellare si dovrebbe metter mano alla riduzione della capacità produttiva elettrica eccedente i bisogni con un serio piano di rottamazione e esportazione di macchinari ancora in buono stato. In un sistema elettrico più equilibrato tra domanda ed offerta sarebbe molto più semplice mettersi a tavolino con i rappresentanti di tutti gli interessi e ridurre la conflittualità energetica attuale.

Roberta Ragni

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