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immagineLa Commissione europea è arrivata a definire il quadro degli obiettivi al 2030 in termini di emissioni, di rinnovabili e di efficienza. E cioè 40% di taglio alla CO2, target del 27% sulle rinnovabili, rilancio del ruolo dell'efficienza energetica con revisione della Direttiva 2012/27/Ue entro la fine del 2014.

Se nei giorni scorsi sottolineavo in una nota quanto le nostrane polemiche imprenditoriali sul rischio di perdita di competitività rivelassero scarsa visibilità strategica, oggi colpiscono altrettanto le prime reazioni dell'ambientalismo militante e delle associazioni del settore rinnovabili al documento presentato dalla Commissione.

Note di biasimo da WWF e Legambiente, che ricordano l'allarme degli esperti del mutamento climatico. Greenpeace parla di deludente pacchetto di proposte e chiede un taglio di almeno il 55%. AssoRinnovabili esprime perplessità sottolineando che l'obiettivo del 27% non è sufficiente.

Dall'altra parte, come ovvio, le associazioni imprenditoriali dei settori energivori criticano l'eccessivo peso imposto al loro comparto e lamentano, come avviene da anni, che paesi come la Cina non siano assoggettati agli stessi vincoli. Si tratta, in pratica, di reazioni pavloviane, documenti e comunicati che paiono fotocopie alle quali si cambia di volta in volta solo il titolo e qualche cifra.

Queste continue contrapposizioni sono utili a far maturare l'opinione pubblica o la classe manageriale? Se ne può dubitare. Tale è la complessità delle tematiche in gioco che la ripetizione di slogan pro e contro non può che nasconderne i tratti più interessanti, le incognite, le infinite cose da approfondire e ricercare.

E nemmeno si riesce ad intuire quanto sia complicato, politicamente, mediare e rimediare le posizioni di decine di paesi diversi che vorrebbero essere l'Europa ma non lo sono ancora.

Connie Hedegaard, Commissaria incaricata dell'Azione per il clima, ha dichiarato: "Abbiamo smentito tutti quelli che dicevano che oggi la Commissione non avrebbe proposto niente di particolarmente ambizioso". Poi, di fronte alle prime dichiarazioni degli ambientalisti, piuttosto smarrita, ha commentato: "Un obiettivo del 40% non è piccolo, è grande!".

Il ping pong impedisce di ragionare. Nel nostro paese, invece di commentare la scarsità dell'obbiettivo delle rinnovabili (che noi abbiamo praticamente già raggiunto, ma nessuno ci vieterà di fare di più), sarebbe il caso di mettere attenzione sull'aspetto che invece ci vede in un ritardo spaventoso, l'efficienza energetica.

Mentre l'Europa si accinge a rimettere mano alla Direttiva 2012/27/Ue (già di impostazione avanzatissima e che dovrà essere recepita entro giugno), noi siamo arrivati con un ritardo di tre anni al puro recepimento della Direttiva 2010/31/Ue sulla prestazione energetica degli edifici (EPDB). E non vi è traccia, ancora, dei complessi decreti attuativi che devono tradurla in atti concreti.

E ancora: rispetto alle emissioni, invece di marciare come sempre alla richiesta di incentivi e facilitazioni per i settori energivori, non sarebbe più utile che tutti i comparti produttivi si schierassero congiuntamente – cioè facendo davvero valere il peso politico di cui godono –per una revisione del sistema fiscale sulle aziende, che è il vero impedimento collettivo che ci rende un paese non competitivo?

Pietro Colucci,

Presidente Gruppo Sostenya

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