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rinnovabili mondoLa diffusione globale delle energie rinnovabili nelle ultime decadi – e per il fotovoltaico in particolare gli ultimi 10 anni - ha portato imprese ed investitori a cercare i mercati più appetibili e ad applicare soluzioni adattate ai contesti locali. Contesti in continuo mutamento, guidati da politiche energetiche, spesso troppo mutevoli, oltre che da fattori economici, lobbistici, strategici, geografici, storici, tecnici o infrastrutturali (ad esempio per necessità di potenziamento, modernizzazione e manutenzione della rete elettrica).

Come si è potuto constatare con mano all' "international hot spot del Solar Expo", dove i visitatori hanno potuto interagire con le imprese e gli enti istituzionali di vari paesi nel giro di poco tempo, dalla camera di commercio del Canada dell'Ovest alla rappresentanza ministeriale dell'Argentina, passando per istituzioni della Germania, dell'Austria, dell'Ucraina o del Sud Africa, sono molti i terreni densi di opportunità, molto diverse tra loro, che possono essere fertili per un'attività dedicata all'efficienza energetica ma magari troppo maturi per lo sviluppo di progetti fotovoltaici industriali. Oppure possono essere pronti per chi interviene con una certa propensione al rischio nella costruzione di nuovi parchi solari, e adatti per comprare parchi eolici già allacciati.

Le imprese votate a sondare nuove opportunità, in base alla propria storia, alla propria eventuale pregressa esperienza o perdurante presenza all'estero, al proprio bilancio, al proprio settore specifico, passano al setaccio i nuovi mercati. Confrontandone pregi e difetti. Nonostante le incertezze, gli operatori si muovono cercando di prepararsi a rispettare eventuali leggi sul "local content" o sul partner finanziario/esecutivo scelto tra quelli disponibili sul territorio.

È tuttavia innegabile che le imprese che si districano in questi ambienti così sensibili ai cambi legislativi, alle riduzioni degli incentivi e alle limitazioni del quadro normativo-economico, che spesso incide sulle tipolgie di terreni utilizzabili per gli impianti, devono prepararsi a una vigile attività di monitoraggio delle leggi, del mercato, e ad adottare strategie che nei limiti del possibile consentano di diversificare gli sforzi e di virare rotta, con relativa agilità, limitando danni e conseguenze nel caso vengano a mancare i presupposti per procedere nella stessa direzione o sulla stessa rotta che sembrava praticabile inizialmente. A volte, ma non sempre, è premiante anche una certa perseveranza, nonostante le condizioni avverse, perché spesso le società che arrivano a successo sono quelle che hanno continuato a lavorare indefesse nonostante i primi segnali di turbolenza, atterrando tra i primi e lasciandosi alle spalle problemi che investiranno invece chi è entrato nel mercato troppo tardi o con troppa lentezza.

Per citare alcuni esempi, il Cile offre opportunità per grossi impianti, ma è un mercato molto competitivo; l'Arabia Saudita sembra essere un mercato promettente anch'esso per impianti di grande potenza, ma non di facile penetrazione, mentre la Polonia stenta ancora a dare condizioni sufficientemente attraenti, perché ritarda le certezze e una legislazione compatibile con la realizzabilità di impianti superiori ai 2 MWp. Il Marocco sta dando spazio al vento e lentamente anche al solare, ma non sembra un mercato così aperto come alcuni desidererebbero.

Dunque si avverte uno spostamento degli investimenti fuori dall'Europa, che nel 2011 avevano contribuito con oltre il 70% delle nuove installazioni, nel 2012 con il 55% ed è quasi certo che nel 2013 le nuove installazioni europee saranno sotto il 50% nel mondo. D'altro canto non è sicuramente facile operare fuori dall'Europa e comunque con margini ridotti.

E i margini si sono assottigliati in particolar modo per i produttori di moduli, alcuni dei quali sono ancora in salute o addirittura in espansione, ma molti sono falliti, mentre altri perdono annualmente cifre da capogiro, o comunque rilevanti rispetto alla propria dimensione. E non potranno farlo a lungo senza chiudere. L'interessantissimo indice d'attrattività delle energie rinnovabili (il cosiddetto RECAI o " Renewable Energy Country Attractiveness Index) di Ernst & Young del maggio 2013, propone una classifica tra paesi, che tiene conto di parametri quali la stabilità del sistema paese, il ruolo delle banche, della finanza, il mix energetico esistente, la domanda e l'offerta di energia, la diminuzione del consumo di carbone, ed altri elementi ancora.

Guardando i risultati emerge infatti una classifica che riflette, seppure in parte, i valori, i rapporti e i numeri più generali delle potenze economiche e industriali mondiali: gli USA al primo posto, galvanizzati da Obama, dai crediti d'imposta, dai progetti su larga scala ma anche dalla grosse catene di supermercati, distribuzione e servizi che intendono munirsi di impianti fotovoltaici, e allo stesso tempo in competizione con i bassi prezzi del gas; al secondo la Cina con i suoi piani di riduzione del consumo di carbone (che però accuserà a livello produttivo le misure anti-dumping recentemente varate dall'UE), poi la sempreverde Germania (nel 2012 per la settima volta in 13 anni al primo posto nel mondo per MW di fotovoltaico installati), l'Australia (che ha praticamente raggiunto la grid parity nell'eolico e ha confermato obbiettivi ambiziosi sulle rinnovabili nel corso dei prossimi anni, attirando investimenti soprattutto asiatici e americani installando circa 1 GW di fotovoltaico nel 2012), la Gran Bretagna, che guida la classifica del wind off-shore, il Giappone (con ottime tariffe, per quanto ridotte leggermente ultimamente e con un nuovo primo ministro, Shinzo Abe, particolarmente efficiente, con ampio consenso interno e intenzionato a rafforzare l'economia e il ruolo mondiale del paese), Canada, India (che crescerà ancora molto e che ha un potenziale notevolissimo, trainato anche da una domanda locale forte), Francia, Belgio e infine Italia all'undicesimo posto, prima della Corea del Sud, della Spagna e dell'Olanda. Solo al quindicesimo posto, dunque, il promettente Brasile che precede Danimarca (con un exploit considerevole, nel 2012, di ben 378 MW di nuovo solare), Svezia e infine l'ormai celebre Cile con le sue condizioni naturali eccellenti, una stabilità da fare invidia agli altri paesi sud americani e la necessità di . Sembrano interessanti anche Perù, Thailandia e Slovenia come mercati emergenti, ed altri ancora.

Un aspetto da considerare è anche quanto sia importante una accurata pianificazione del mix energetico da rinnovabili, come quello tedesco che associa apporti di produzione complementari come quelli da energia eolica (più copiosa d'inverno) con quella da energia solare (abbondante d'estate) e con le altre rinnovabili. Il tutto con l'ampio consenso della popolazione che si sta rapidamente liberando dalla dipendenza da fonti fossili riducendone la necessità. E per andare in direzione di una forte crescita del'incidenza delle rinnovabili nella produzione di una nazione è indispensabile una politica che investa in queste direzioni. Anche perché il settore solare non è ancora pronto a livello globale per sostenersi senza incentivi.

Le impennate e le ricadute in termini di MW installati, dovute a concessioni e poi improvvise e brusche riduzioni o interruzioni dei sussidi, sono state evidenti in Spagna, Repubblica Ceca, Francia, Italia. Ma il solare deve essere sostenuto e accompagnato dai governi progressivamente verso la grid parity, mentre la riduzione dei costi aiuta ad andare in questa direzione, ma non può sostituire ovunque gli incentivi, all'improvviso. L'energia solare rappresenta una parte importante della soluzione a problemi climatici e anche quotidiani di molte popolazioni. Problemi come l'assenza di elettricità in alcune ore della giornata in diverse aree del mondo, spesso "utenze" più facilmente servite da un piccolo o medio impianto fotovoltaico che tramite altre soluzioni.

In questa prospettiva, anche l'atteggiamento del cittadino nel consumo intelligente e nella scelta ecologica della sorgente dell'energia, unita ad una maggiore consapevolezza dei macro problemi, anche indotti da una crescita demografica globale, è essenziale: la generazione decentralizzata dell'energia deve andare di pari passo con miglioramenti nello stoccaggio, l'uso di veicoli elettrici, l'efficienza energetica. Anche per supplire ai ritardi della politica, e guidarla a volte, con cambiamenti e con comportamenti virtuosi e domande di consumo consapevole, verso strade che spesso da sola non imbocca con lungimiranza, nè con la costanza necessaria.

Francesco Campus,
Amministratore Unico Energymore

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