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giovani lavoro 450Più del 30% dei giovani italiani tra i 25 e i 34 anni è disoccupato o inattivo, e il problema non sta nei titoli di studio: nonostante, infatti, il nostro Paese conti una delle percentuali più basse di laureati in Europa, molti dei ragazzi che conseguono questo traguardo risultano sovraistruiti, perché c'è un deficit di domanda di lavoro qualificato ogni giorno più consistente.

Senza contare il fatto che per trovare il primo impiego serve sempre più tempo (11 mesi per un diplomato, 10 per un laureato) e che quando si ottiene un contratto, questo sempre più spesso è precario e instabile. Tutto da buttare? Fortunatamente no. Lo scorso 24 maggio a Milano, dopo che il Professore di Sociologia del Lavoro dell'Università degli studi Milano-Bicocca Emilio Reyneri ha presentato questi dati (l'occasione era la premiazione delle imprese vincitrici dell'11^ Edizione del Sodalitas Social Award), il discorso si è spostato sul "fare", sulle esperienze concrete, sugli imperativi cui dare immediatamente risposta e sulle testimonianze da ascoltare.

Costruire ponti tra scuola e lavoro

Anche The Economist lo ha sottolineato: bisogna "costruire ponti tra scuola e lavoro" per restituire ai giovani una prospettiva di futuro (The Economist, Jobless Generation, 2013). In Italia questa pratica, fortunatamente, è portata avanti con successo attraverso più di un progetto di sistema: Fondazione Sodalitas per esempio realizza dal 2000 il programma "Giovani & Impresa" per accompagnare i giovani nel passaggio dalla scuola al mondo del lavoro. L'iniziativa raggiunge ogni anno più di 2.000 studenti (diplomandi o laureandi) cui, nell'ambito di corsi intensivi di una settimana organizzati durante l'orario scolastico, vengono fornite indicazioni pratiche su come redigere un cv, come affrontare un colloquio o un'esperienza di stage, come orientarsi tra i contratti di lavoro esistenti.

A gestire questi incontri, che attualmente vengono proposti in 7 Regioni italiane grazie alla collaborazione di 12 organizzazioni locali, i rappresentanti delle imprese più competitive del Paese ed un gruppo di oltre 130 ex dirigenti d'azienda intenzionati a mettere a disposizione delle giovani generazioni le proprie competenze professionali e il proprio know how lavorativo.

Se con Giovani&Impresa si punta dunque sulla preparazione "pre" all'esperienza di lavoro, con l'apprendistato professionalizzante – altro matrimonio felice tra scuola e azienda - si può partire direttamente dalla vita d'impresa. Il Gruppo Feralpi – azienda bresciana tra i leader sul mercato europeo nella produzione di tondo per cemento armato – ha strutturato uno dei progetti di apprendistato professionalizzante più robusti che esistano in Italia, creando 3 corsi biennali nell'arco 2007-2011 cui hanno partecipato 60 giovani neodiplomati periti industriali (settori meccanico-metallurgico, elettronico, elettrotecnico e informatico), che dopo il superamento degli esami finali sono stati assunti dall'impresa a tempo indeterminato.

Ciascun ragazzo coinvolto ha potuto accedere ad un percorso fatto di attività in aula/laboratorio (1.000 ore) e di lavoro pratico in azienda (3.200 ore), sotto la guida di docenti interni ed esterni, di tutor appositamente formati e dei dirigenti dell'impresa, nel rispetto della normativa regionale. Mauro, operaio specializzato di 23 anni, è venuto a conoscenza di questa opportunità grazie ad una presentazione fatta dal'azienda presso l'ITIS che ha frequentato, e ha deciso di approfittarne, riuscendo a farcela: "è stato molto costruttivo e mi ha dato la possibilità di conoscere cose che non avrei mai pensato di affrontare. Personalmente volevo andare a fare l'università, poi per una serie di sfortune non ho potuto proseguire gli studi. Questo modo per me è stato un cadere in piedi, perché ho potuto lo stesso approfondire certe cose non tanto per il voto ma per me stesso, per costruirmi".

Mettere a sistema le competenze

Nei prossimi 10 anni, se da un lato nelle imprese la fascia di popolazione di lavoratori compresi tra i 50 e i 60 anni sarà molto rilevante, continuerà ad essere urgente per l'Italia la necessità di creare concrete opportunità di inserimento lavorativo per i giovani. E sarà fondamentale, dunque, definire un generation mix equilibrato e fare in modo che l'insieme delle conoscenze, delle esperienze e dei valori di cui il lavoratore anziano è portatore possano concorrere a far crescere le nuove generazioni.

Nel mese di giugno 2012 Assolombarda ha lanciato l'idea di un ponte generazionale per coniugare un utilizzo più efficace delle risorse professionali mature - costrette a restare in azienda più a lungo anche per effetto della riforma pensionistica - con la necessità di rendere più dinamico l'ingresso dei giovani nel mercato del lavoro. Il progetto – che ha preso forma nel dicembre dello stesso anno grazie all'accordo siglato da Assolombarda con Regione Lombardia e Inps - punta ad accompagnare, previo accordo con l'azienda, i lavoratori maturi cui non manchino più di 36 mesi alla pensione, trasformando il loro rapporto di lavoro da full-time a part-time con riduzione dell'orario fino al 50%, e prevede che il datore di lavoro si impegni ad assumere giovani tra i 18 e i 29 anni con contratto di apprendistato o con contratto a tempo indeterminato in quantità tale da determinare un saldo occupazionale positivo.

Per i lavoratori maturi coinvolti nella sperimentazione è prevista la copertura integrale del delta contributivo prodotto dal passaggio da full-time a part-time (per assicurare una pensione piena) con risorse messe a disposizione da parte della Regione e pari a 3 milioni di euro. Il funzionamento del programma si basa anche sulla sue dimensione formativa: è previsto infatti che entrambe le categorie di lavoratori coinvolti possano usufruire di un programma formativo dedicato, che renda possibile anche uno scambio intergenerazionale virtuoso.

In questa prima fase di sperimentazione il programma è stato sostenuto da Cgil, Cisl e Uil di Milano e Monza e Brianza, riguarda imprese associate ad Assolombarda nelle province di Milano, Lodi e Monza e Brianza, oltre che tutte le imprese della Regione che applicano il contratto collettivo chimico e chimico-farmaceutico. Le imprese con queste caratteristiche possono ottenere maggior informazioni rivolgendosi alle Associazioni del sistema Confindustria cui aderiscono. Le domande di partecipazione devono essere presentate entro e non oltre il prossimo 31 luglio.

"Mettere a sistema le competenze" però può anche significare, nonostante non siamo forse più abituati a pensarlo, riscoprire i saperi artigiani, preferire il fatto a mano al prodotto in serie e ridare dignità a manualità perdute. Francesca, 35 anni, laureata in economia aziendale e con un passato da responsabile commerciale, si definisce artigiana. La sua piadineria – la Divina Piadina, attiva a Milano da più di 6 anni – è un luogo di incontro e sperimentazione dove si respira un intenso profumo di italianità. "Se devo fare un confronto tra la qualità della vita prima e la mia qualità della vita nel momento in cui ho avviato la piadineria è migliorata molto, perché posso gestire il mio tempo, perché ho organizzato le mie giornate e ho organizzato l'attività in modo che potesse soddisfare anche le mie esigenze nei riguardi della famiglia", racconta Francesca.