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immagineÈ straordinaria, e non da oggi, la situazione riguardante il dissesto idrogeologico in Italia e come tale va trattata in sede di legiferazione. Genova in particolare, la Liguria, il Nord Italia rappresentano solo gli ultimi emblemi di un persistente drammatico quadro.

I numeri hanno dell'incredibile: oltre 5.000 alluvioni e 10mila frane negli ultimi 80 anni; migliaia di persone coinvolte nei dissesti e oltre 30 miliardi di euro di danni stimati. Non si può più procrastinare alcun provvedimento.

Oltre i fatti di Genova, frutto anche di una gestione a dir poco inqualificabile della cosa pubblica e per la quale occorre comunque un intervento celere e adeguato, possiamo dire che in Italia non c'è ancora molto da fare per migliorare il lavoro di gestione del territorio e prevenzione e mitigazione del rischio idrogeologico, bensì c'è tutto da fare!

Secondo dati recenti del ministero dell'ambiente, sono ben 6.633 i comuni italiani in cui sono presenti aree a rischio idrogeologico, l'82% del totale. La superficie delle aree altamente critiche si estende per 29.517 kmq, il 9,8% dell'intero territorio nazionale, di cui 12.263 kmq (4,1% del territorio) a rischio alluvioni e 15.738 kmq (5,2% del territorio) a rischio frana.

Oltre 5 i milioni di cittadini che convivono con il rischio di frane e alluvioni. Serve l'impegno parlamentare per una legge urgente che una simile situazione emergenziale richiede. Non si può continuare ad assistere inermi di fronte a vittime e danni per miliardi che oltretutto lasciano ferite che cicatrizzano con lentezza e difficoltà e aggrediscono il tessuto produttivo in maniera tragica.

Serve una legge, serve che venga finanziata e serve anche che poi venga fatta rispettare. Serve un governo, del territorio.

Franco Verrascina,

Presidente Copagri

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