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Con la pubblicazione di misure retroattive letali per i proprietari di asset e per tutti gli operatori del settore fotovoltaico, l'Italia ha raggiunto Spagna, Grecia, Bulgaria, Romania, Slovacchia e Repubblica Ceca nella classifica delle "Repubbliche delle Banane".

Predisposto come un disegno legislativo per aumentare competitività, il governo Italiano sta infliggendo di fatto un colpo fatale a coloro che hanno investito capitali propri per la realizzazione di impianti di capacità superiori ai 200kW, indebolendo così la fiducia nei confronti dell'Italia, quale destinazione affidabile per investimenti finanziari ed industriali.

Oltre al danno la beffa. Siamo stati persino esortati a scegliere il metodo per l'esecuzione capitale dei nostri investimenti. Gli investitori sono infatti obbligati a scegliere fra una riduzione dell'8% della tariffa incentivante erogata dal GSE o optare per una spalmatura dell'incentivo dovuto su 24 anni, anziché 20. A conti fatti, è prevista quindi una decurtazione del 17-25%, che dipende dal periodo di tempo restante per l'erogazione dell'incentivo stesso.

Con questo incauto attacco agli investitori, è stato distrutto il secondo più grande mercato europeo del settore solare. Gli investitori che agiscono in buona fede sono sistematicamente presi di mira in Europa. La Commissione Europea non solo lascia che questo accada, ma è determinante nel processo di vanificazione dei Trattati Bilaterali di Investimento fra i paesi membri della comunità europea, che rappresentavano generalmente un'ultima misura d'emergenza per gli investitori.

Alla luce di queste scioccanti circostanze la nostra iniziativa European Solar Holdings appare come l'unico meccanismo possibile che permette agli investitori di difendersi contro tali normative e misure fiscali retroattive.

Considerando l'alta dipendenza dell'Italia per ciò che riguarda l'importazione energetica, la crescente instabilità di molti paesi fornitori (Russia, Libia, Iraq) e l'aumento dei prezzi dell'energia stessa, è impossibile concepire e giustificare questo attacco cleptomane alle energie rinnovabili. Gli investitori, insieme ad un'enorme quantità di banche italiane ed internazionali, hanno speso, in buona fede, circa 50 miliardi di euro ed ora sono vittime di un governo irresponsabile. Oltretutto, con un debito sul PIL, superiore al 120% l'Italia dipende fortemente dal mercato obbligazionario e dalla percezione degli investitori finanziari. Questa rapina ratificata dallo stato nei confronti degli investitori sarà presto nota ed evidente nel mercato azionario.

A partire dal terzo trimestre del 2014, il GSE pagherà solo il 90% (probabilmente anche meno) della produzione mensile stimata bilanciando il pagamento effettuato al 30 giugno dell'anno successivo, mettendo così ulteriore pressione al clash flow dei proprietari degli impianti FV. L'intenzione, inoltre, del GSE di imporre una tariffa per i suoi "servizi" a partire dal 1 gennaio 2015 completa questa farsa. Insieme al forte calo dei ritorni negli ultimi 12-18 mesi (in alcune regioni maggiore del 60%), tutto questo porterà molti impianti al fallimento.

Photon Energy NV è proprietaria di due impianti fotovoltaici in Italia, per una capacità totale di 1.25 MW, entrambi completamente finanziati con capitale proprio. Le misure annunciate non trascineranno i nostri impianti verso il fallimento, ma diminuiranno sensibilmente i nostri ritorni ed il loro valore. Saremo in grado di quantificare le perdite solo una volta che il decreto sarà stato effettivamente approvato.

Georg Hotar,

CEO Photon Energy

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