Menu

Ater, Associazione che raggruppa tecnici ed operatori di base del settore delle energie rinnovabili e dell'efficienza energetica, chiede al Parlamento Italiano ed alle forze politiche presenti nel paese di garantire stabilità al settore nel quadro di una equilibrata e sostenibile transizione energetica ormai non più procrastinabile.

Invita quindi a ripensare all'opportunità e alla stessa legittimità di atti di decretazione d'urgenza su materie che devono essere soggette alla più ampia condivisione, rappresentando il futuro del paese. In questa direzione richiede di essere ascoltata per portare all'attenzione del decisore gli impatti sulla piccola generazione distribuita di azioni legislative che allontanano il paese dalla possibilità di guadagnare l'indipendenza energetica e territoriale.

Produrre energia elettrica e termica attraverso piccoli impianti distribuiti sul territorio, semplici, flessibili e controllabili è il futuro. L’epoca dei grandi sistemi burocratici, delle grandi “macchine”, delle fabbriche integrate che concentrano in un sol luogo risorse portate da tutto il mondo, lungamente accumulate dalla natura in milioni di anni e dissipate in pochi decenni, è il passato.

Il problema che abbiamo davanti è come lasciarlo andare. Perché resiste, comprensibilmente, e cerca di nascondere questo semplice fatto. Cerca di inquadrare un vasto movimento che ha mobilitato per anni più di 500.000 famiglie solo in Italia, milioni nel mondo, centinaia di migliaia di tecnici, istallatori, operai, artigiani, decine di migliaia di imprese piccole e piccolissime, riconducendolo tutto a pochi operatori finanziari ed industriali che hanno legittimamente visto questo settore con gli stessi occhi con cui guardano ad ogni altro investimento, che lo hanno guardato con i loro stessi occhi.

Viviamo in un mondo malato. Nel quale c’è troppo capitale mobile in cerca di rapido rendimento, in cui è venuta meno la cura e la pazienza, l’amore per le cose fatte bene che crescono lungamente, solidamente e saldamente. Questo mondo è quello che ha visto l’assalto alla carovana delle centrali a gas, quando il Governo negli anni novanta ha improvvisamente liberalizzato il settore della produzione elettrica. Un errore strutturale che pesa sulla bolletta degli italiani, tramite troppi giganti adagiati nelle nostre aree industriali, a nord come al sud, senza funzionare. Senza che di essi ci sia realmente bisogno. Questo è il vero problema.

Attaccare, con l’aiuto di potenti mezzi di comunicazione, di centinaia di lobbisti, per anni e con infinita pazienza e fantasia le energie pulite, piccole e leggere, flessibili ed efficienti è il modo scelto per nasconderlo. Lo hanno fatto attraverso la sapiente enfasi di poche decine di casi criminalmente sbagliati, per lo più causati dallo stesso errore che è tipico della scarsa capacità di governo dei processi che ci contraddistingue come Paese: improvvisazione e mancanza di controllo. Regole fatte male, improvvise, senza programmazione, rapidamente cambiate, incerte, creatrici di ansia e dunque di comportamenti difensivi. Regole che sembrano fatte apposta per stimolare la malattia del mondo: la fretta e l’incertezza.

Una cortina fumogena densa si è quindi alzata in questi anni ed ha messo agli italiani degli occhiali selettivi, che gli fanno vedere Banche, Fondi di Investimento, capitali finanziari e speculatori, sfruttatori del territorio, approfittatori, persino mafiosi e criminali solo nelle rinnovabili. Tutte queste cose sono il male del nostro tempo. Come lo è la dipendenza da merci e prodotti importati dall’altra parte del mondo. Ma tutte queste cose sono presenti ovunque siano in campo interessi e denaro. Nelle rinnovabili, se si guarda l’intero quadro, ce ne sono anzi di meno.

Certo, le rinnovabili costano. Ma trasformano la natura in energia, rappresentano il maggiore miracolo tecnologico del nostro tempo. Riescono a concretizzare la promessa di un’economia ed una società in equilibrio con il mondo. Tutto questo ha un prezzo, perché richiede un lungo ciclo di investimenti. Ma è anche un’assicurazione, perché significano non dipendere più dagli arabi, dai russi, neppure dagli amici americani. Significano ritornare padroni del nostro destino.

Giustamente l’Unione Europea, che ha un progetto vasto ed ambizioso di indipendenza (in questo riposa l’essenza del sogno europeo) ha molto chiaro che non si avrà mai un esito agli sforzi di tre generazioni di concittadini continentali senza l’indipendenza energetica in primo luogo.

Tutto questo non sarebbe da ricordare. Dovrebbe essere chiaro a tutti, e sappiamo che lo è. Alla fine tutte le campagne di comunicazione del mondo, tutti i budget possibili, non possono nascondere questi fatti. Gli italiani, passata la paura che oggi stringe la loro mente e impedisce di vedere il futuro per effetto dell’angoscia del presente, lo ricorderanno. Ricorderanno anche chi lo ha dimenticato.

Spiace, quindi, che a dimenticarlo sia stato proprio il Governo più ambizioso degli ultimi anni. Quello che più ostinatamente cerca il cambiamento, pur necessario. Addolora guardare allo spettacolo di un Governo Italiano che dimentica il diritto di cui siamo culla e promuove assurde e insostenibili norme retroattive che non dureranno.

Al solo scopo di elargire qualche euro (più o meno uno su diecimila) alle piccole e medie imprese industriali alle quali, contemporaneamente, viene sottratto un futuro di stabilità energetica ed efficienza (anche tramite l’attacco contemporaneamente portato ai sistemi di autoproduzione) un Governo mal consigliato ha, infatti, promosso un’assurda norma che riduce le tariffe attraverso le quali, tramite contratti stipulati con lo Stato, investimenti ormai completamente terminati venivano remunerati.

È come se dopo aver comprato la mia casa, improvvisamente il Governo decidesse di riscrivere i contratti di finanziamento che ho con le Banche, raddoppiandone l’importo. Dopo aver fatto una cosa del genere nessuno comprerebbe più una casa per decenni. È quel che potrebbe succedere a tutto il settore degli investimenti industriali in Italia. Ci auguriamo, quindi, che la saggezza torni ad abitare sui colli romani.

Ater,

Associazione Tecnici Energie Rinnovabili

LEGGI TUTTI I NOSTRI ARTICOLI SU TAGLIA BOLLETTE E SPALMA INCENTIVI

Leggi anche:

Spalma incentivi: allarme anche per Comuni e investimenti solare termodinamico

Spalma incentivi rinnovabili: investitori sul piede di guerra, in arrivo pioggia di ricorsi

Spalma incentivi: via dall'Italia gli investimenti esteri, parola del Wsj (#salvarelerinnovabili)

Spalma incentivi: a rischio investimenti stranieri in rinnovabili anche per il Financial Times

Spalma incentivi, oneri di sistema e speculazioni: leggende e realta' del fotovoltaico italiano

Taglia bollette: il decreto che aiuta i grandi inquinatori

Spalma incentivi: assoRinnovabili scrive al Commissario Ue per l'Energia Günther Oettinger

Aggiungi commento

Le idee e le opinioni espresse dai lettori attraverso i commenti a non rappresentano in alcun modo l'opinione della redazione e dell'editore. Gli autori dei messaggi rispondono del loro contenuto.


Codice di sicurezza
Aggiorna

Chi siamo

Network