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immagineInfuria da settimane una polemica nella blogosfera e sui media italiani, ancora una volta filtrano sapientemente indiscrezioni del lavorio costante che in alcuni palazzi romani si compie per arrestare la temuta crescita delle energie rinnovabili, colpevoli in tutta evidenza di produrre una trasformazione troppo rapida del sistema energetico italiano.

Altrove, ed in altro momento, ho scritto più volte che la vera causa di tale accanimento meritevole di migliore causa è da rintracciare in questo doloroso spiazzamento.

Si può capire: aziende abituate a decenni di monopolio (inizialmente a termini di legge e da qualche decennio solo di fatto) e in questa comoda convinzione promotrici di faraonici investimenti industriali avviati negli anni novanta, ma completati solo nella prima parte degli anni zero, si sono trovate improvvisamente in concorrenza con una pluralità di piccoli e micro imprenditori, semplici cittadini, amministrazioni, tutti autorizzati a diventare "produttori" di energia. E per giunta in condizione di vantaggio per la duplice ragione di disporre di soluzioni più scalabili (che non subiscono significative penalizzazioni di scala nello scendere di taglia) e favorite da una priorità di accesso alla rete per via del favor garantito dalle Direttive Europee.

Nel contesto di un deciso calo dei consumi elettrici ciò ha comportato una massiva riduzione della quantità di energia che viene venduta sul mercato e quindi il duplice effetto che questa (per una elementare legge della domanda ed offerta) costa sempre meno e che semplicemente non serve. Le centrali alimentate da fonti fossili sono quasi tutte spente e/o lavorano a meno della metà della loro capacità minima prevista. Tutto ciò è triste.

Si comprende che imprese abituate da sempre a frequentare gli ambienti dove si determina la programmazione energetica del paese tentino di far valere le proprie ragioni e difendere il loro business, unitamente ai loro investimenti e lavoratori. Un governo serio ascolta queste legittime istanze.
Ma altrettanto attentamente ascolta anche l'altra parte del racconto.

Iniziamo dal vituperato fotovoltaico, sono stati prodotti cinque schemi di incentivazione: il Primo Conto Energia (2005-7), il Secondo (2007-10), il Terzo (2010-11), il Quarto (2011-12) e Quinto (2012-13). Ora il fotovoltaico non è più incentivato. Il Primo Conto ha portato a 163 MW di installazioni; il Secondo 6.791 MW (di cui ca. la metà con il cosiddetto "Salva Alcoa"); il Terzo 1.566 MW; il Quarto 7.600 MW; il Quinto 2.094 MW. In tutto sono stati realizzati 18.214 MW.

Gli investimenti avviati e conclusi (considerando i diversi costi di istallazione dei diversi anni, che sono stati fortemente calanti, le taglie e tipologie di installazione) per il fotovoltaico possono essere stimati in ca. 44 miliardi di euro.

La spesa complessiva impegnata in incentivi, tratti dalle bollette in base al principio europeo "chi inquina paga", è ca. 6,7 Mld di Euro all'anno. La media di incentivazione (considerando gli incentivi calanti) è di 306,00 €/MWh; con il Primo Conto la cui media era 486,00 €/MWh, il secondo con 401,00 €/MWh, il Terzo 345,00 €/MWh, il Quarto 271,00 €/MWh ed il Quinto 86,00 €/MWh. Considerando la produttività media italiana, pari a 1.200 kWh/kW, questa potenza istallata è in grado di produrre 21 miliardi di kWh all'anno (21 TWh) e in venticinque anni produrrà (nel ciclo di vita totale degli impianti) oltre 500 TWh. Per dare un'idea dell'ordine di grandezza l'Italia tutta consuma ogni anno ca. 300 TWh ed il valore di mercato dell'energia elettrica è ca. 70.00 €/MWh.

Per quanto riguarda gli altri impianti incentivati (senza considerare il consolidato idroelettrico) si possono riportare dal sito del GSE i seguenti dati: con i certificati verdi sono stati incentivati 20.000 MW per una spesa di 2,8 Mld all'anno (tariffa media 89,00 €/MWh); con le tariffe onnicomprensive 90 MW di biomasse con 74 milioni (tariffa 218 €/MWh), 210 MW di bioliquidi con 72 milioni (tariffa media 176 €/MWh) e infine 864 MW di biogas con 1 Mld (tariffa media 213 MWh).

Se questi sono i dati, la domanda che, sommessamente, può essere fatta al governo è se, oltre ai costi considerevoli, si possano considerare anche i benefici.

Utilizzando i dati medi disponibili, e valutando impatti e benefici complessivi in termini di ciclo di vita complessivo degli impianti (cioè computando tutti i costi per produrre gli impianti, realizzarli, gestirli e smaltirli a fine vita, e tutti i benefici diretti ed indiretti), il fotovoltaico ha portato investimenti per ca 44 miliardi, mentre le altre FER per poco meno. In totale ca. 87 miliardi di investimenti stimabili.

Considerando la produttività media di 1.200 kWh/kW per il FV e quella di 1.780 kWh/kW per le altre FER, si ha una produzione di ca. 60 TWh annua; che per i venti/venticinque anni di vita porta ad una produzione da fonti rinnovabili cumulata di ca. 1.264 TWh (corrispondente a 4 anni di consumi italiani totali).

Ma considerando l'emissione di CO2 media del mix energetico italiano troviamo che questa produzione da rinnovabili consente di risparmiare 520 milioni di tonnellate di CO2 nel ciclo di vita degli impianti per un valore (al prezzo di 15,00 €/tCO2 medio) di oltre 8 Mld di Euro. Questo significa che 1.800.000 di abitanti italiani hanno le loro emissioni totali annullate (le emissioni di CO2 medie sono in Italia 7 t/ab/anno).

Questa produzione consente anche di risparmiare metano: precisamente 316 miliardi di mc (125 da FV) per un costo non speso (ovvero non mandato in Russia o in Nord Africa, a vantaggio della nostra bilancia commerciale) di 86 miliardi di euro. Ben 9 milioni di abitanti italiani non consumano più metano (consumi totali diviso popolazione).

Ma consente anche di risparmiare acqua (la produzione energetica è forte consumatrice di acqua) anche al netto di quella necessaria per produrre, ed esercire gli impianti: si tratta di ben 42 miliardi di mc nei 20 anni (17 dal FV). Ciò significa che ben 11 milioni di abitanti all'anno hanno i loro consumi idrici per l'energia compensati (media consumo procapite utilizzata per produrre energia 152 mc/ab/anno). In altre parole le energie rinnovabili già istallate consentono di ridurre il consumo idrico necessario per produrre energia in misura pari a 1/5 del totale.

Possono essere calcolati anche altri impatti positivi:

  • valutando l'intensità energetica del PIL italiano, questa produzione da rinnovabili "libera" dalla sua dipendenza dall'energia fossile (e quindi rende indipendente dalle importazioni di energia) 243 miliardi all'anno di PIL. Cioè in totale nei venti anni 5.100 miliardi di PIL;
  • considerato l'utile derivante dall'esercizio degli impianti (una parte del quale va a famiglie e imprese italiane ed una parte a remunerare i capitali provenienti dall'estero), su un fatturato totale nel ciclo di vita di 275 miliardi (costo incentivi attualizzato 153 miliardi), si ha un beneficio fiscale per lo Stato di ca. 50 miliardi (cui aggiungere gli 8 per le mancate emissioni di CO2). Ciò oltre i 15 miliardi di IVA già incassati.

È verissimo, dunque, che questa produzione costerà oltre 150 miliardi di Euro (che sono stati necessari per superare gli svantaggi competitivi che le rinnovabili, per entrare nel mercato chiuso dell'energia, hanno dovuto subire), ma:

  • Hanno portato nuovi investimenti per quasi 90 miliardi;
  • Producono ca il 20% della energia consumata in Italia (e senza considerare il 10-15% dell'Idroelettrico che non abbiamo considerato perché per lo più storico e consolidato);
  • Nel loro ciclo di vita ventennale copriranno i consumi totali di quattro anni di funzionamento del paese;
  • Consentiranno di risparmiare 520 milioni di tonnellate di CO2 e oltre 8 Mld di Euro di potenziali multe all'Italia;
  • Consentiranno di risparmiare 316 miliardi di mc di metano e oltre 85 miliardi di euro per la nostra bilancia commerciale;
  • Consentiranno di risparmiare 42 miliardi di mc di acqua;
  • 1.800.000 abitanti non emetteranno più CO2 in atmosfera;
  • 9 milioni di abitanti non consumeranno più metano;
  • 11 milioni di abitanti non consumeranno acqua per produrre energia;
  • 240 miliardi di nostro PIL sono diventati indipendenti dall'energia fossile;
  • Lo Stato incasserà in venti anni 50 miliardi di tasse.

Tutto questo può essere valutato o no?

Alessandro Visalli

Consigliere di ATER

Coordinatore "Tavolo di Lavoro Tecnici ed Artigiani" di FREE

@alessandvisalli; blog http://tempofertile.blogspot.it/

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