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etanolopompaAlcuni ricercatori Usa hanno scoperto un metodo per trasformare la CO2 in etanolo. A questa scoperta sono arrivati quasi per sbaglio, visto che erano concentrati su meccanismi più elaborati e anche più costosi.

Lo studio è stato pubblicato su ChemistrySelect e riassume il procedimento che ha appunto portato il team dell'Oak Ridge National Laboratory ad una soluzione tanto imprevista quanto interessante.

L’idea era quella di generare metanolo, poi però il gruppo guidato da Adam Rondinone è riuscito a ricavare etanolo, che peraltro è molto complicato da ottenere così direttamente dalla CO2.

Ma come sono arrivati a questa scoperta? Semplificando, hanno applicato una corrente elettrica da 1,2 V ad un composto di acqua e CO2, mentre erano alle prese con un catalizzatore di carbonio, azoto e nanoparticelle rame. Grazie a quella corrente è stato ottenuto etanolo. Efficienza: fino al 63%, con un unico catalizzatore ed energia in quantità comunque bassa.

Si tratta di una scoperta su cui si può ora lavorare perché risulta vantaggiosa da due prospettive: da un lato, infatti, può essere presa in considerazione come soluzione per abbattere i gas nocivi, dall’altro permetterebbe di generare carburanti ad un costo accessibile e senza nuocere troppo all’ambiente (l’etanolo si utilizza nella miscela E15 insieme alla benzina).

Allo stesso tempo però ricordiamo anche altri studi. Secondo le conclusioni di qualche anno fa di alcuni ricercatori dell’università del Minnesota, l'etanolo derivato dal mais sarebbe non solo dannoso ma uno dei peggiori nemici della qualità dell'aria rispetto alla benzina.

All'Università di Utrecht invece avevano sottolineato come i biocarburanti potrebbero essere un elemento chiave nella lotta ai cambiamenti climatici, agendo quindi sul settore trasporti. Ma a patto che si punti su quelli a basso impatto dal punto di vista delle emissioni da ILUC (Indirect Land Use Change).

I ricercatori olandesi hanno quindi concluso che il rischio di ILUC si può abbattere soprattutto se i biocarburanti sono prodotti con le colture col risultato di aumentare i raccolti agricoli e di non incentivare la deforestazione. In particolare, una soluzione da loro individuata potrebbe essere quella di abbassare le emissioni grazie alla coproduzione di biocarburanti e prodotti per l'alimentazione animale, sulla base di altri studi – ad esempio quello UNFAO – secondo cui l'uso di mangimi per animali coprodotti con biocarburanti ha ridotto l'uso globale di terreno di circa 3 milioni di ettari.

Anna Tita Gallo

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