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gpp 000Enti pubblici, ministeri, agenzie governative: sono sempre di più le pubbliche amministrazioni che, in diversi Paesi del mondo, si orientano su articoli sostenibili per i propri approvvigionamenti.

Ma, mentre cresce l'attenzione di Stati e organizzazioni internazionali nei confronti degli acquisti responsabili, si evidenzia anche la necessità di regole e certificazioni omogenee, che conducano a meglio identificare i prodotti e i servizi davvero sostenibili e che siano valide per tutti, a tutte le latitudini.

Come anticipato, le pubbliche amministrazioni sono sempre più attente a quello che acquistano: uno studio diffuso dall'UNEP – United Nations Environment Programme mostra infatti che, nel 2012, almeno 56 Paesi hanno adottato al proprio interno programmi SPP (Sustainable Public Purchaising) o GPP (Green Public Procurement), mentre in numerosi altri Stati se ne discuteva o pianificava l'adozione.

In prima linea sul fronte degli acquisti green ci sono realtà come Svezia, Stati Uniti, Giappone, Gran Bretagna, ma anche diversi Paesi africani e sudamericani, segno di una progressiva e generalizzata assunzione di responsabilità da parte degli enti pubblici. Come prevedibile, la maggior parte degli acquisti ecologici riguarda carta e cancelleria, anche se lo sforzo sostenibile si estende ormai tutti i settori.

Tuttavia, nonostante la buona volontà e i progressi compiuti negli ultimi anni, un limite permane e risiede nella definizione stessa di "sostenibile": un termine che assume caratteristiche estremamente eterogenea di Paese in Paese, per cui i requisiti che rendono un prodotto/servizio "sostenibile" sono difformi e variabili, complicando la vita ai fornitori, agli acquirenti e alle organizzazioni che si occupano di certificazioni. L'eterogeneità determina confusione, ostacolando una più capillare diffusione del GPP.

Per ovviare al problema, l'UNEP sta lavorando ad una Sustainable Public Purchasing Initiative (SPPI), con l'obiettivo di incoraggiare e facilitare la diffusione degli acquisti verdi attraverso una più chiara definizione dei loro benefici e una più accentuata cooperazione tra tutti i soggetti interessati, mentre negli Stati Uniti il Sustainable Purchasing Leadership Council (SPLC) ha aperto un dibattito tra industria, pubbliche amministrazioni e ONG per pervenire ad una maggiore uniformità dei requisiti, delle certificazioni e delle etichette.

Lisa Vagnozzi

GreenBiz.it

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