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Vuoi ridurre gli effetti del riscaldamento globale? Smettila di lavorare così duramente! Un numero minore di ore di lavoro settimanali potrebbe contribuire a diminuire le emissioni di CO2. È quanto suggerito da una nuova ricerca pubblicata dal Center for Economic Policy and Research di Washington.


Non immaginate, però, vacanze alle Maldive in nome dell'ambiente. È abbassando il totale delle ore lavorate appena dello 0.5% ogni anno che si può diminuire ben fino al 22% ogni grado di innalzamento delle temperature previsto da qui fino al 2100. Il calcolo è semplice: "meno ore significa meno emissioni di co2 meno lavoro, ovvero un bel contributo alla lotta contro il riscaldamento globale", spiega in una nota l'economista David Rosnick, autore dello studio.

È però lui stesso a confessare che ci sarebbero dei limiti: non si prende in considerazione l'aumento del telelavoro, che continuerà a ridurre le emissioni dovute ai trasporti. E non c'è nemmeno modo di sapere cosa farebbero i lavoratori del nuovo tempo libero a disposizione. Se prendessero un'areo per andare in vacanza, ad esempio, annullerebbero l'effetto benefico. Anzi, probabilmente inquinerebbe persino di più. Il rapporto tra un lavoro più breve e miniori emissioni è, insomma, complesso e non ancora del tutto chiaro,

Ma che il ragionamento sia del tutto logico è davvero lampante. Basti pensare all'enorme abbassamento dei livelli di consumo di elettricità che deriverebbe da un periodo più lungo di chiusura di luoghi energivori come supermercati, fabbriche e grandi uffici. Anche perché, continua l'economista, per essere produttivi non è necessario lavorare tutta la giornata.

"L'aumento della produttività non ha bisogno di carburante o emissioni di carbonio che vanno a incrementare il cambiamento climatico. L'aumento della produttività dei lavoratori, invece, passa nella possibilità di passare più tempo fuori e con le loro famiglie, con i loro amici e con le loro comunità. Ciò si traduce in effetti positivi per la società e per il pianeta", aggiunge Mark Weisbrot vice direttore del CEPR.

Roberta Ragni

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