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apple glassSono almeno 100 mila i giovani che in Italia lavorano grazie al mondo delle app. Lo dice Luca Maestri, Senior Vice President e Chief Financial Officer di Apple, intervenuto a Firenze all’Osservatorio Permanente Giovani Editori.

A Maestri sono state rivolte domande da parte di una platea di giovani studenti, quelli che hanno partecipato al progetto “Il Quotidiano in Classe”.

E Maestri ha dato loro qualche consiglio utile, oltre a spiegare questioni anche scomode, come quella della privacy. Il riferimento è al rifiuto da parte di Apple di svelare i contenuti dell’iPhone del terrorista Syed Farook, l’attentatore di San Bernardino, scelta che ha generato un braccio di ferro con l’Fbi.

“Crediamo moltissimo nella privacy dell’individuo anche se ci rende dei problemi di business perché noi non registriamo le informazioni dei nostri clienti e vogliamo proteggere la loro privacy. Anche quando ci viene richiesto dalle forze dell’ordine ci rifiutiamo e non siamo disposti a farlo perché parliamo di un valore fondamentale. Con Fbi c’è stato un dialogo molto intenso in America perché volevano che creassimo un software per entrare nel telefono di una persona ma non ce la siamo sentita di tradire la fiducia di tutti voi”, ha spiegato Maestri.

Un software del genere, se nelle mani sbagliate, potrebbe peraltro violare la privacy di milioni di individui, un rischio troppo elevato per Apple.

Per gli studenti che vorrebbero entrare nel mondo di Cupertino, Maestri ha una soluzione apparentemente semplice: fare ciò che appassiona, come unica strada per trovare il successo (Steve Jobs docet).

E molti studenti potrebbero trovarlo in Italia quel successo, visto che sono già oltre 1,5 milioni i ragazzi che in Europa hanno trovato una strada grazie alle app, di cui almeno 100 mila nel nostro Paese. Proprio a casa nostra, a Napoli dovrebbe sorgere il primo polo didattico targato Apple, dove le nuove leve saranno impegnate, guarda caso, come sviluppatori di app.

Anna Tita Gallo

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