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app 450Provate a salire su un mezzo pubblico qualsiasi e guardatevi intorno. Quante persone hanno tra le mani un dispositivo mobile – cellulare, tablet – e stanno giocando?

Le app sono ormai tantissime, si può passare in un attimo dalla F1 a Candy Crush, ci si può improvvisare chef o stilisti, si possono scegliere i quiz o i giochi d’ingegno.

Le persone sono alla perenne ricerca di svago, ma se questo tipo di svago, le app e i giochi appunto, hanno alle spalle aziende che le sfruttano come arma di marketing, allora a guadagnarci sono proprio loro. A patto, naturalmente, che il messaggio (più o meno subliminale) di acquistare un prodotto o mettere in atto una buona pratica arrivi davvero a destinazione.

GAMIFICATION - La parola d’ordine è “gamification”, se vogliamo usare il termine britannico. Ma non facciamo confusione. “Game” è tutto ciò che nasce per intrattenere, per distrarci, per evasione; “Gamification” è qualcosa di diverso, è tutto ciò che sfrutta il potere dei gioco per inviare messaggi di vario genere. In entrambi i casi, alla base resta oggi la diffusione virale del gioco come riempitivo dei momenti morti, ma spesso anche come chiodo fisso.

Però, dicono gli esperti, se i giochi sono roba antica, la “gamificazione” è invece allo stato embrionale, intesa come fase in cui grazie alle nuove tecnologie, al cloud computing, al Web, alle caratteristiche dei dispositivi di oggi, il gioco diventa appetibile e accessibile ovunque e per chiunque, diventando allo stesso tempo un mezzo per la veicolazione di informazioni e idee.

UN MERCATO DA NON SOTTOVALUTARE – M2 Research ha stimato che il mercato per chi crea app, strumenti e servizi legati alla gamification arriverà a quota 5,5 mld di dollari entro il 2018. Ma a fine 2014 le previsioni parlano di un buon 70% di imprese che, tra le 2.000 globali individuate, svilupperanno almeno un tipo di applicazione che abbia a che fare con il giocare.

GAMIFICATION E MOTIVAZIONE – Usciamo per un attimo dall’ottica commerciale. Aziende come la Nike utilizzano il gaming come strumento di motivazione, ad esempio stimolando i dipendenti a calarsi in diversi scenari e cercando di trovare soluzioni di sviluppo possibili.

Google invece ha lanciato un programma che aiuta i dipendenti ad abbassare i costi di viaggio. E poi è impossibile dimenticare Recyclebank, l’app che dà punti in base a quanto si ricicla, e Evoke, che invece assegna premi ai giocatori che aiutano a risolvere questioni relative a diritti umani e cambiamenti climatici.

GAME OVER? – Ma il meccanismo che permette di veicolare informazioni e sensibilizzare attraverso i giochi funziona? L’idea più accreditata è che nella maggior parte dei casi dipende dall’architettura delle app e dalla loro grafica, così come dal livello di interazione che generano. Proprio per questo le previsioni dicono che circa l’80% delle app/giochi falliranno nel raggiungimento dell’obiettivo quest’anno.

Ma ci sono esempi talmente virtuosi da lasciare sperare in futuro radioso. Pensiamo ad esempio a BBVA, la banca spagnola che ha integrato un gioco online nel pannello degli utenti che effettuano operazioni dal Web: si accumulano punti usando il sito per controllare l’estratto conto ed effettuare trasferimenti di denaro. Il gioco è motivare i clienti a preferire l’online banking agli sportelli tradizionali. Missione compiuta.

Anna Tita Gallo

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