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apple conflict freeDopo le accuse di sfruttamento del lavoro minorile per la produzione di iPad e iPhone, Apple decide di compiere un passo avanti per la tutela dei diritti dei lavoratori e per l’impiego di minerali conflict-free. Poco più di un mese fa, la rivale Intel aveva annunciato la decisione di avviare la produzione di microprocessori a partire da materie prime che non provengono da miniere i cui profitti siano destinati a finanziare gruppi armati.

Ora Apple ha ricevuto i complimenti di Greenpeace per l’impegno dimostrato in campo ambientale, dall’orientamento sempre più spiccato verso le fonti rinnovabili, alla decisione di utilizzare tantalio etico e conflict-free. Apple ha infatti confermato di aver tagliato i ponti con i fornitori di tantalio provenienti dalle zone di guerra del mondo. Inoltre, l’alimentazione dei data center dell’azienda si basa ormai sull’energia verde.

Apple ha inoltre appena pubblicato il proprio annuale Report di sostenibilità dedicato alle condizioni di lavoro dei propri operai e partner nel mondo. Si tratta del Supplier Responsibility Report. Dal nuovo documento è possibile tratteggiare gli orientamenti di Apple per il futuro, con notevoli miglioramenti per quanto riguarda inquinamento, ricorso a sostanze tossiche per la produzione degli strumenti informatici e sfruttamento del lavoro.

Il numero di lavoratori di età inferiore ai limiti legali è sensibilmente diminuito. Oltre il 90% degli operai non lavora per più di 60 ore alla settimana. Sappiamo che i fornitori di Apple hanno sede nei Paesi in via di sviluppo, dove le norme per la tutela dei lavoratori non raggiungono di certo le garanzie presenti negli Stati europei più avanzati. In ogni caso qualcosa si sta muovendo. Segno che ovunque nel mondo le condizioni di sfruttamento possono essere superate.

Apple ha infatti deciso di rendere molto più severi i propri controlli sulle condizioni dei lavoratori che operano nell’assemblaggio dei costosi dispositivi tanto desiderati in Occidente. L’attenzione principale si rivolge alle raffinerie e alle fonderie che si occupano del trattamento di minerali e metalli che potrebbero provenire da zone di guerra e violenza.

La speranza è che il tantalio prescelto da Apple sia davvero etico, in modo che i consumatori più attenti possano compiere i propri acquisti senza preoccuparsi di finanziare una pericolosa spirale di violenza e sfruttamento. Il riferimento è in particolar modo alla Repubblica del Congo, dove tuttora è in atto una guerriglia finanziata proprio tramite il circuito dell’estrazione di metalli e minerali dalle miniere locali.

Apple, tramite apposite ispezioni, ha certificato come etiche ben 20 fabbriche da cui proverranno d’ora in poi le forniture di tantalio per il colosso informatico. I nomi dei fornitori che operano in zone prive di conflitti si trovano ora nero su bianco, a seguito dei controlli eseguiti da ispettori esterni.

Purtroppo però, la questione rimane aperta per molti degli altri conflict-minerals. Se il problema del tantalio appare ormai risolto, sarà necessario agire anche per gli altri metalli che si trovano al centro di conflitti, come stagno, oro e tungsteno. Infatti, per ammissione della stessa azienda, la percentuale di fornitori che hanno deciso di sottoporsi ai controlli è ancora molto bassa.

Apple comunque sarebbe intenzionata ad investire per intensificare i controlli. Siamo ancora lontani da progetti come FairPhone, lo smartphone etico fabbricato senza minerali provenienti da zone sospette. È il momento che anche le multinazionali, come Apple, facciano la propria parte per tutelare in maniera più seria i lavoratori e le popolazioni locali.

Scarica qui il Sustainability Progress Report 2014 di Apple.

Marta Albè

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