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women 000Combattere la disparità di trattamento tra uomini e donne sul luogo di lavoro inserendo i dati sulla differenza di genere nei report di sostenibilità aziendali: è questa l'indicazione che viene dalle G4 Sustainability Reporting Guidelines della Global Reporting Initiative, organizzazione non governativa nota per aver elaborato degli standard largamente utilizzati nella misurazione della sostenibilità aziendale.

Il suggerimento di raccogliere dati sulla presenza femminile in azienda, sulla (eventuale) differenza salariale e sulla quantità di donne presenti nei cosiddetti "posti di comando" è motivato dal fatto che i numeri possono aiutare a capire se c'è davvero un problema di genere e, in caso affermativo, a comprenderne meglio la reale l'estensione e a determinarne le cause.

Avere a disposizione un quadro chiaro della situazione permette poi di attivare politiche adeguate a combattere eventuali discriminazioni e di intervenire su una cultura aziendale spesso improntata al maschilismo. E un mutato atteggiamento sul posto di lavoro non può che riflettersi positivamente anche all'esterno, influenzando la società e contribuendo a limitare notevolmente pregiudizi ed episodi di sessismo.

Promuovendo al proprio interno una politica basata sulle pari opportunità, inoltre, l'azienda non migliorerà soltanto la propria reputazione, ma anche le proprie prestazioni. Uno staff selezionato sulla base di criteri oggettivi e meritocratici, che non risenta di alcun tipo di discriminazione, è uno staff migliore, più leale e più motivato. Caratteristiche che hanno un impatto notevole sulla produttività e, di conseguenza, sui profitti.

Le indicazioni delle Global Reporting Initiative sembrano nascere dal buon senso, dato che l'esistenza di una disparità di trattamento tra uomini e donne sul posto di lavoro è ormai un dato statistico: nei Paesi dell'Unione europea, la differenza media tra la retribuzione oraria di uomini e donne nel 2010 è stata del 16,2%.

In Italia il divario salariale è meno accentuato, con una differenza del 5,3%, anche se il Bel Paese si contraddistingue per una delle più basse percentuali di occupazione femminile d'Europa: ha un impiego il 46,9% delle donne, contro una media europea del 58,2% (il dato è del 2010, precedente alla fase più acuta della crisi economica).

La scarsa occupazione femminile è in piena contraddizione con le statistiche relative alla formazione, che vedono le donne primeggiare: secondo i dati Ocse (anch'essi relativi al 2010), nella fascia d'età 25-34 anni, le laureate sono il 25% contro il 16% degli uomini; inoltre, le donne rappresentano il 57% degli iscritti ai corsi di laurea universitari, il 59% dei laureati di primo livello, il 33% dei laureati in ingegneria e il 52% dei dottorandi.

Lisa Vagnozzi

GreenBiz.it

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