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oliopalmaL’Unione Italiana per l’Olio di Palma Sostenibile nasce a fine ottobre 2015 e raccoglie aziende e associazioni di vari settori merceologici nei quali viene utilizzato olio di palma, con l’obiettivo di essere un punto di raccordo utile a promuovere attivamente la cultura della sostenibilità di questo prodotto.

Sul suo sito Web compaiono in bella mostra nomi di aziende aderenti quali Ferrero, Nestlè, e Unilever (che per i consumatori non possiamo dire che incarnino né di stili alimentari corretti né un utilizzo responsabile dell'olio di palma). Nei giorni scorsi l’Unione ha lanciato una campagna di comunicazione istituzionale per parlare al grande pubblico e provare a sfatare alcuni miti.

LA CAMPAGNA - La campagna è stata pianificata a partire dal 28 febbraio e per tre settimane su tv, quotidiani, periodici e testate online.

Recentemente si è parlato tanto dell’olio di palma, affrontando il tema dal punto di vista dell’ambiente e della salute, ma l’argomento è stato spesso generalizzato lasciando spazio a luoghi comuni e banalizzazioni che non trovano riscontro quando si vanno ad approfondire i temi con informazioni e dati. Con questa campagna vogliamo far arrivare un messaggio semplice e rassicurante ai consumatori italiani, raccontando questo ingrediente per quello che è: un olio vegetale di origine naturale, conosciuto e utilizzato da cinquemila anni, ricavato dalla spremitura della sola polpa del frutto della palma da olio, che non presenta rischi per la salute in una dieta bilanciata e che, se prodotto in modo sostenibile, aiuta a rispettare la natura e le comunità locali, spiega Giuseppe Allocca, Presidente dell’Unione.

Come in altri Paesi dell’Unione Europea (Francia, Belgio, Olanda, Germania, Svezia), l’Unione vuole diventare in Italia un punto di riferimento per i consumatori, i media e le istituzioni che desiderano maggiori informazioni sul tema. L’obiettivo, dunque, è quello di informare, nel caso della campagna grazie a 30 secondi in cui si elencano le caratteristiche dell’olio di palma sostenibile.

OLIO DI PALMA SOSTENIBILE - La campagna rimanda al sito ufficiale dell’Unione, dove vengono illustrate alcune informazioni per focalizzarsi sulla provenienza dell’olio vegetale più prodotto al mondo (circa 62 milioni di tonnellate nel 2015 che rappresentano il 35% del mercato degli oli vegetali a livello mondiale) e i motivi del suo successo.

“Coltivato in 43 Paesi nel mondo, l’olio di palma è un ingrediente di origine naturale che si ottiene per spremitura della polpa del frutto della palma. Così naturale che una frazione specifica dell’olio di palma, l’acido palmitico, è anche l’acido grasso che maggiormente e naturalmente si trova nel latte materno (circa il 25% degli acidi grassi). In Europa, l’olio di palma è utilizzato dall’industria alimentare per il 45% e da quelle energetica, farmaceutica, mangimistica e cosmetica per ilrestante 55%, spiegano dall’Unione.

Quando l’olio di palma è sostenibile? Quando rispetta ecosistema e popolazioni locali, dicono ancora. Ed è possibile avere garanzie sulla produzione. L’Unione Italiana per l’Olio di Palma Sostenibile, in coordinamento con le varie piattaforme ed organizzazioni nazionali ed internazionali coinvolte nella filiera (in particolare con l’European Palm Oil Alliance – EPOA), ricorda che promuove l’utilizzo di olio di palma sostenibile affinché sempre nuovi attori della filiera si impegnino a tutelare le foreste, la biodiversità e le comunità locali e a diffondere una cultura di rispetto dell’ambiente, sempre più necessaria.

I RETROSCENA – Sappiamo però che esiste un’altra realtà, quella illustrata dal Malaysian Palm Oil Council (MPOC), secondo cui il 40% delle piantagioni di palma da olio in Malesia sono di proprietà o gestite da piccoli agricoltori, usciti così dalla condizione di povertà delle comunità rurali. L’olio di palma avrebbe contribuito alla riduzione della povertà portandola ad un tasso inferiore del 5%. Circa il 60% della produzione mondiale di olio di palma secondo i dati messi a disposizione dal MPOC sarebbe nelle mani dei piccoli agricoltori. E secondo la FAO la coltivazione delle palme da olio genera molto più olio per ettaro rispetto agli altri oli vegetali, con un rendimento maggiore dalle 7 alle 10 volte.

Peccato però che le foreste vengano distrutte in nome del profitto che non arricchisce quei piccoli agricoltori quanto le multinazionali. Lo stesso MPOC rivela che, a causa dei costi elevati, i piccoli agricoltori di palma da olio non sono in grado di sostenere gli investimenti necessari per la costruzione di frantoi e raffinerie, quindi vendono il prodotto proprio alle multinazionali. Gli indigeni e le popolazioni locali di certo non si arricchiscono, anzi, pagano le conseguenze di quelle coltivazioni in termini di inquinamento e perdite ambientali. Quando questo meccanismo sarà davvero arginato con controlli ferrei allora si potrà davvero parlare di olio di palma sostenibile.

Anna Tita Gallo

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