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common threads patagonia logoIl brand Patagonia ha sottoscritto una partnership con la Yulex Corporation per sviluppare una muta subacquea in guayule, una bio-gomma rinnovabile, pensata per essere la prima alternativa ai tradizionali combustibili fossili a base di neoprene.

La notizia arriva in un momento particolare per la moda e il suo rapporto con l'ambiente. La scorsa settimana Greenpeace ha pubblicato un nuovo studio volto ad evidenziare il costo sanitario e ambientale dei prodotti chimici presenti nel nostro abbigliamento.

L'indagine ha evidenziato la presenza di composti perfluorinati, i più noti PFC, utilizzati nei capi di abbigliamento. Molte sostanze pericolose, come le tossine, vengono utilizzate anche nel processo di produzione del vestiario e procurano frequenti effetti collaterali, ha spiegato il rapporto di Greenpeace.

In questo contesto assume dunque un'importanza fondamentale l'intesa firmata dalle due case di moda che hanno deciso di lavorare insieme per cercare un'alternativa alla presenza di sostanze tossiche nei capi di abbigliamento, anche quelli sportivi, spiega una nota pubblicata sul sito di Yulex.

"Quando abbiamo iniziato a fabbricare mute in neoprene sapevamo che, proprio per la natura della sua produzione, sarebbe stato il prodotto più dannoso per l'ambiente", spiega Jason McCaffrey, direttore di Patagonia. "Il nostro approccio iniziale era quello di utilizzare materiali innovativi, come la lana, altamente isolanti e ciò ci ha permesso di utilizzare il neoprene meno possibile. Tuttavia abbiamo capito subito che avevamo bisogno di creare un nuovo materiale che avrebbe potuto essere una vera alternativa al neoprene".

Dopo quattro anni di lavoro insieme, e Yulex hanno co-sviluppato un materiale unico che permette di realizzare una muta che, di base, è al 60 per cento in guayule.

"Il nostro obiettivo è quello di giungere al 100 per cento della formula su base vegetale, ma riteniamo che per ora questo nuovo materiale sia di per sé un grande passo in avanti per far sapere al mondo che è possibile acquistare qualcosa di più pulito", continua McCaffrey. "Questo è solo il primo passo, ma la nostra speranza è che anche altre marche siano interessate ad unirsi allo sforzo di innovare e mettere in atto soluzioni alternative al neoprene tradizionale che viene utilizzato in mute".

Questo tipo di materiale, deriva da colture non alimentari e richiede pochissima acqua. Viene coltivato negli Stati Uniti e non utilizza pesticidi, a differenza del neoprene tradizionale. Infine, il suo è un processo di produzione molto pulito.

I nuovi abiti realizzati in guayule saranno inizialmente disponibili in Giappone. Nella primavera del 2013, i clienti saranno in grado di ordinare i capi Patagonia direttamente a Ventura, in California, a seguito del lancio mondiale.

Federica Vitale

GreenBiz.it

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