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immagineDefinire regole comuni di calcolo per valutare l'impatto ambientale dei prodotti immessi sul mercato, riunendo gli stakeholder di tutto il continente in una fase di test della durata di tre anni.

È l'obiettivo del progetto pilota PEF (Product Environmental Footprint),coordinato dalla Commissione Europea in uno sforzo di "realizzazione del mercato unico per prodotti ecologici".

In pratica, la Commissione europea propone metodologie valide in tutta l'UE per la misurazione delle prestazioni ambientali per prodotti e organizzazioni e invita gli Stati membri e il settore privato ad applicarle.

Al giorno d'oggi, infatti, le imprese che vogliono mettere in rilievo le prestazioni ambientali dei loro prodotti devono affrontare diversi ostacoli: devono districarsi tra diverse metodologie promosse nel quadro di iniziative pubbliche e private, affrontare diversi costi per fornire informazioni in materia di ambiente e fare i conti con la sfiducia dei consumatori confusi dalla giungla di etichette informative che rendono difficile il confronto dei prodotti.

"Se vogliamo favorire la crescita sostenibile dobbiamo assicurarci che i prodotti più efficienti sotto il profilo delle risorse e più ecologici sul mercato siano conosciuti e riconoscibili. Fornire ai consumatori informazioni affidabili e confrontabili sugli impatti ambientali e sulle credenziali di prodotti e organizzazioni vuol dire metterli in condizione di scegliere, mentre aiutare le imprese ad allineare le metodologie applicate equivale a tagliare i loro costi e oneri amministrativi", aveva spiegato al lancio del progetto il Commissario per l'Ambiente Janez Potočnik.

La proposta promuove due metodologie che consentono di misurare le prestazioni ambientali per tutto il ciclo di vita rispettivamente dei prodotti (Product Environmental Footprint - PEF) e delle organizzazioni (Organisation Environmental Footprint - OEF), senza voler sostuire strumenti come Ecolabel ed Emas, che saranno invece integrati.

Per questo la Commissione aveva pubblicato un appello sui portali web PEF e OEF, invitando le imprese, le organizzazioni industriali e le organizzazioni dei portatori d'interesse nell'UE e in paesi terzi a partecipare, su base volontaria, all'elaborazione di norme specifiche per categorie di prodotti e settori. A che punto siamo?

Se la seconda chiamata per i volontari è attualmente rivolta a prodotti alimentari, mangimi e bevande, (la scadenza per le domande è fissata al 28 marzo 2014) prende concretezza la fase sperimentale della prima chiamata, che riguarda, ad esempio, tessile, ICT, prdotti per la casa e produzione di energia.

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A lavorare per il settore degli UPS nei data center, insieme ad altri operatori del settore, c'è Emerson Network Power, divisione di Emerson che opera nell'ottimizzazione della disponibilità, capacità ed efficienza dell'infrastruttura critica.

Alcuni prodotti saranno selezionati, infatti, per essere sottoposti al test del metodo PEF e, nel corso del progetto pilota, Emerson Network Power implementerà parametri per le prestazioni dei prodotti e collaborerà con partner e stakeholder per mettere a punto e convalidare sistemi di conformità e verifica efficaci ed efficienti. Questi sistemi saranno comunicati a tutta l'azienda per permettere ai dipendenti di sensibilizzare i clienti.

Franco Costa, vice presidente e general manager, Power Systems, Emerson Network Power per Europa, Medio Oriente e Africa, spiega:

"Essendo uno dei maggiori produttori di UPS, Emerson Network Power ha la responsabilità di essere in prima linea per tracciare la strada per il futuro, mentre il settore cerca collettivamente di ottenere una standardizzazione in tutta Europa. Il coinvolgimento nel programma PEF della Commissione Europea consolida il nostro impegno per immettere sul mercato prodotti conformi agli standard di settore in costante evoluzione, continuando a soddisfare al meglio le esigenze dei clienti, un'etica che tutta la nostra azienda ha adottato da tempo a livello di innovazione dei prodotti."

Per maggiori informazioni sulla Product Environmental Footprint clicca qui

Roberta Ragni

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