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mcdonalds packagingMcDonald's abbandona i bicchieri in polistirene. I contenitori, tazze e bicchieri, utilizzati per il caffè e costituiti dal suddetto materiale plastico, verranno sostituiti con alternative in carta. La nuova strategia per il packaging riguarderà 14 mila punti vendita negli Stati Uniti.

Fino ad ora, i bicchieri e le tazze in polistirene erano stati utilizzati per servire le bevande calde, come il caffè. La mossa di McDonald's giunge a seguito di una campagna ambientalista promossa nel 2011 da As You Sow, che aveva proposto alle aziende statunitensi di sostituire il polistirene con materiali riciclati. McDonald's lo aveva già abbandonato negli anni Novanta, per quanto riguarda le confezioni degli hamburger.

Dopo la decisione, presa già lo scorso anni, la nota catena aveva dato il via ad un progetto pilota che aveva interessato circa 2000 fast food sulla costa occidentale degli Stati Uniti. Il successo del progetto ha portato la multinazionale ad annunciare la sua estensione n tutti i ristoranti d'America. Tazze e bicchieri di carta saranno dunque la norma.

Il polistirene è parte di preoccupanti emergenze ambientali negli Stati Uniti. Non tutti gli involucri in polistirene vengono riciclati e spesso finiscono per soffocare gli animali marini, dopo aver raggiunto gli oceani. Per McDonald's si tratta di una mossa valida per contribuire alla riduzione dei rifiuti inquinanti.

Sarebbe però soltanto un piccolo passo in avanti dal punto di vista del packaging sostenibile, rispetto ai punti di ristoro rivali. Starbucks, ad esempio, utilizza il 10% di carta riciclata nella produzione dei contenitori per le bevande calde e offre sconti ai clienti che portano con sé nei locali dei bicchieri riutilizzabili.

Il prossimo passo per la multinazionale dei fast food potrebbe essere il ricorso a materiali riciclati per la produzione del packaging alimentare e l'installazione di sistemi in loco per la raccolta differenziata e il riciclo dei contenitori usa e getta. Una vera e propria svolta green appare però come un traguardo ancora lontano da raggiungere.

Marta Albè

GreenBiz.it

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