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cartone pizzaBenzene, naftalene, ftalati, fenoli, diisobutiliftalato. Sono queste le sostanze pericolose contenute nel più comune packaging di uno dei cibi più amati dagli italiani: i cartoni da asporto utilizzati nelle pizzerie conterrebbero sostanze potenzialmente pericolose per la salute.

La notizia, che era già diventata più volte protagonista delle cronache di tg e giornali, anche nel 2006, è tornata nuovamente alla ribalta in questi ultimi giorni. Vediamo, allora, di cosa si tratta.

Iniziamo chiarendo che la legge italiana in materia parla chiaro: secondo il decreto ministeriale 21/3/1973, le confezioni di cartone per la pizza da asporto devono contenere solo cellulosa "vergine". Ma, a quanto pare, le cose non stanno esattamente in questo modo: secondo numerose associazioni di consumatori, dall'Unione nazionale dei Consumatori alla Lega Consumatori Acli, passando per il Codacons e Telefono Blu, la parte esterna delle scatole è sovente realizzata con cellulosa ricavata da carta riciclata che, provenendo dal macero, può rilasciare sostanze tossiche.

A confermarlo è stato anche uno studio condotto dai Laboratori di Ricerche Analitiche (Alimenti ed Ambiente) dell'Università degli Studi di Milano. "Il sospetto - spiega Linda Grilli di Lega Consumatori Toscana Acli Toscana - è che i cartoni analizzati dai ricercatori di Milano siano stati fabbricati con cellulosa riciclata. Una pratica illegale - continua Grilli - in quanto la normativa italiana vieta categoricamente l'utilizzo di carta di recupero per i prodotti 'umidi' ed impone ai fabbricanti di utilizzare, almeno nello strato di carta che deve venire a contatto con l'alimento, l'uso di pasta di carta vergine".

I ricercatori di Milano, diretti dal professor Fernando Tateo, analizzando 8 cartoni per la pizza comunemente utilizzati su tutto il territorio nazionale, hanno infatti identificato la presenta di di-isobutilftalato "in quantità altamente preponderante rispetto a tutti gli altri componenti della frazione volatile evidenziabile". Ma il motivo per il quale la legge è spesso aggirata è che, nonostante sia obbligatorio l'uso di carta di pura cellulosa e vietato l'impiego di carta da macero, il decreto non prevede che sia specificato sulle scatole l'attestazione di conformità alla norma.

Esistono però aziende che rispettano la legge e tutelano i consumatori, offrendo soluzioni innovative, come, per esempio, l'azienda di packaging napoletana Ipacketrade, che produce cartoni con aggiunta di uno strato di Pet riciclabile sottilissimo, di 12 micron.

I vantaggi sono numerosi: non passa l'olio del condimento, il sugo o il liquido della mozzarella attraverso il cartone; la pizza non prende il sapore di cartone; l'alimentarietà viene garantita; c'è maggiore tenuta del calore; il contenitore può essere riutilizzato e riciclato; può essere usato anche direttamente come piatto.



"La parola LAMPO (Laminated Metallized Packaging Opportunities), sintetizza l'opportunità di avere una laminazione del cartone teso ed ondulato, generalmente con pet metallizzato per contatto alimentare. La nostra preferenza ad usare il pet, è data dalla sua alta resistenza alla manipolazione, ai grassi, alle temperature, allo sfregamento", si legge sul sito dell'azienda.

Lampo è stato ideato proprio per soddisfare innanzitutto le richieste d'igienicità ed idoneità ad andare a contatto con gli alimenti. La compatibilità del PET per il contatto con gli alimenti è sancita dalla Direttiva 2002/72/CE della Commissione Europea e successive modifiche (2004/19/CE).

"Disponiamo per tutti i nostri prodotti, di certificazioni d'idoneità al contatto alimentare, specialmente per la pizza da asporto.Per il riciclaggio invece, abbiamo alcuni certificati di "pulperabilità" in cartiera", continua Ipacketrade.

Infatti, una volta raccolte, le varie forme di PET sono mandate ai centri di riciclaggio dove sono fatte passare attraverso delle macine che convertono il materiale in forma di polvere. Questa polvere attraversa poi un processo di separazione e pulitura che rimuove tutte le particelle estranee come carta, metalli o altri materiali plastici. Essendo stato ripulito, in accordo alle specificazioni del mercato, il PET recuperato viene di nuovo venduto ai produttori che provvedono a convertirlo in una varietà di prodotti come tappeti, cinturini e contenitori per usi non alimentari.

Ma nonostante non manchino esempi virtuosi, la maggior parte dei contenitori usati per trasportare, riscaldare e mangiare la pizza potrebbe essere pericolosa. E anche molto se si considera che il rito della pizza a domicilio è un'abitudine orami consueta per moltissime famiglie italiane e che sono circa 1.300.000 le pizze da asporto che ogni giorno finiscono sulle nostre tavole. Possibile che, nonostante l'indagine dei ricercatori di Milano sia online dal 22 febbraio 2006, nessuna autorità si sia ancora preoccupata di approfondire questa vicenda?

Roberta Ragni

GreenBiz.it

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