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food pack 450Come fanno i consumatori ad essere certi dell’effettiva qualità dei materiali di imballaggio che si trovano a contatto con gli alimenti? Secondo i dati della NVWA, più del 70% delle aziende di piccole dimensioni e più del 30% di quelle grandi non sarebbe affatto conforme alla normativa.

COSA SIGNIFICA? – I dati sono quelli dell’autorità olandese che vigila, appunto, sulla sicurezza alimentare. Sono dati affidabili, dunque, che risultano alquanto inquietanti e mettono in guardia: le aziende devono rispondere a requisiti di purezza, ma se molte di esse trascurano questo aspetto i nostri cibi finiscono a contatto con sostanze tossiche e pericolose per l’organismo umano.

Non solo. L’indagine riguarda la produzione della documentazione che attesta la purezza dei materiali. Non sono dati che svelano i rischi veri e propri, non sono dati che riguardano i materiali stessi. Nessun test di laboratorio, insomma, il che rende ancora più preoccupante lo scenario.

DOCUMENTI E NORMATIVA – Sintetizzando, la normativa europea, applicata naturalmente anche nel nostro Paese, prevede limiti e soglie di tolleranza. In tutti i casi, gli imballaggi devono rispettare una serie di parametri perché non rilascino sostanze se a contatto con gli alimenti. Chi li utilizza e li commercializza deve produrre una dichiarazione di conformità, che appunto garantisce l’idoneità del materiale. g

Ci soffermiamo sul Regolamento (CE) n. 1935/2004 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 27 ottobre 2004, riguardante i materiali e gli oggetti destinati a venire a contatto con i prodotti alimentari. Ebbene, il regolamento introduce disposizioni specifiche sugli imballaggi “attivi” “intelligenti”, che prolungano la durata di un alimento o che reagiscono quando l’alimento è degradato (con un imballaggio che cambia colore, ad esempio).

Al di là di questi aspetti avanzati, il regolamento impone che in nessun caso i materiali devono trasferire ai prodotti alimentari componenti in quantità tale da:

• costituire un pericolo per la salute umana;

• comportare una modifica inaccettabile della composizione dei prodotti alimentari o

• comportare un deterioramento delle loro caratteristiche organolettiche.

Se i materiali e gli oggetti “attivi” comportano modifiche della composizione o delle caratteristiche organolettiche dei prodotti alimentari, queste devono rispettare le disposizioni della direttiva 89/107/CEE sugli additivi e/o le eventuali disposizioni nazionali.

La direttiva identifica poi 17 gruppi di materiali e oggetti per i quali possono essere adottate misure specifiche:

• i materiali e oggetti attivi o intelligenti;

• le colle;

• le ceramiche;

• il sughero;

• il caucciù;

• il vetro;

• le resine scambiatrici di ioni;

• i metalli e le leghe;

• la carta e il cartone;

• i materiali plastici;

• gli inchiostri di stampa;

• le cellulose rigenerate;

• i siliconi;

• i tessili;

• le vernici e i rivestimenti;

• le cere;

• il legno.

Le misure specifiche in questione, ad esempio, possono includere:

• le disposizioni miranti a proteggere la salute umana o a garantire l’osservanza dei requisiti applicabili ai materiali e agli oggetti destinati a venire a contatto con i prodotti alimentari;

• le norme fondamentali per il controllo dell’osservanza delle disposizioni di cui sopra;

• le norme riguardanti il prelievo dei campioni;

• le disposizioni volte a garantire la rintracciabilità.

Anna Tita Gallo

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