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bangladesh-safety-accord-537x402Più di 40 aziende e rivenditori di abbigliamento, tra i più importanti al mondo, hanno firmato l'accordo per il miglioramento della sicurezza sul luogo di lavoro in Bangladesh, l'Accord on Fire & Building Safety, reso ancor più necessario dopo il diasatro di Dacca. Ma decine di altri grandi marchi si rifiutano di farlo: non credono di essere legalmente responsabili per le condizioni di lavoro nelle fabbriche che impiegano operai e operaie nella nazione dell'Asia meridionale.

Cosa hanno in comune tra loro? Sono quasi tutte Statunitensi. Tra loro, Ecouterre ha individuato i 15 casi più eclatanti:

1) Gap

L'azienda ha addirittura creato un intero sito web per difendere la sua decisione di non aderire al patto. Secondo gli addetti ai lavori, Gap vorrebbe addirittura rimuovere una disposizione che rende l'accordo giuridicamente vincolante, rendendolo inapplicabile. Gap, infatti, dice che firmerà il contratto, purché non sia vincolante

2) Walmart

Il più grande rivenditore al mondo continua a desistere e non firma accordi giuridicamente vincolanti. Walmart dice di aver redatto un proprio piano per il miglioramento della sicurezza in fabbriche di abbigliamento e fa sapere che effettuerà i propri controlli di sicurezza su tutte le 279 fabbriche con cui lavora in Bangladesh.

3) Fast Retailing

È il più grande rivenditore di abbigliamento in Asia, ma non ha ancora deciso se si unirà o meno all'accordo di sicurezza per il Bangladesh. Come Wal-Mart, la società dice che opterà per propri piani di sicurezza di miglioramento delle fabbriche che impiega, tra cui nuovi regole antincendio ed esercitazioni di emergenza.

4) Target

Ha rifiutato di firmare l'accordo a favore di un personale "ampio insieme di proposte" per migliorare gli standard di sicurezza. Si tratterebbe di un approccio strategico interno: "ci siamo intensamente concentrati per diversi anni sulla creazione di un ambiente di lavoro più sicuro in Bangladesh. In particolare, abbiamo ampliato le nostre pratiche di audit e aumentato la nostra supervisione sulla sicurezza dei lavoratori sul luogo di lavoro", dice Target

5) Sears

Sears sta discutendo una proposta alternativa con le associazioni del commercio al dettaglio nel Nord America. "Nel frattempo, continueremo gli sforzi in corso per lavorare in collaborazione con altri marchi e rivenditori per migliorare le condizioni di lavoro in Bangladesh," si legge in un comunicato.

6) Macy's

Il grande magazzino ha detto in una dichiarazione che meno del 5% dei suoi prodotti sono realizzati in Bangladesh, ma "continuerà a lavorare con altri operatori del settore per affrontare i problemi di sicurezza che hanno purtroppo portato a diverse tragedie"

7) Kohl

Kevin Mansell, presidente e CEO, ha parlato della tragedia del Rana Plaza nella sua riunione annuale. "Kohl fa di tutto per assicurare che la merce che vendiamo venga prodotta in condizioni etiche", ma ha evitato il patto di sicurezza in Bangladesh perché starebbe partecipando a un accordo separato

8) Forever 21

A giudicare dalle sue condizioni di lavoro emrse in passato, è lecito ritenere che non firmerà nè questo né qualsiasi altro contratto di terze parti.

9) American Eagle

American Eagle è membro della Fair Labor Association, un organismo di controllo indipendente che conduce valutazioni esterne sulle società. Ma, nonostante ritenga che la "gente che fa i vestiti deabba essere trattata con dignità e rispetto", American Eagle è assente nella lista dei cofirmatari.

10) Carter's

Carter è già nota per non aver affrontato il problema del lavoro minorile e del lavoro forzato nelle sue catene di approvvigionamento. Così, non è una sorpresa che il rivenditore non abbia alcuna intenzione di firmare il patto di sicurezza per il Bangladesh.

11) The Children's Place

Attivisti sindacali hanno recuperato documenti ed etichette di The Children's Place tra i detriti poco dopo il crollo Rana del Plaza. Anche se la catena di vendita al dettaglio, che gestisce 1.100 punti vendita, ha ammesso che uno dei propri fornitori era situato nel palazzo, nega che qualsiasi suo vestito fosse in produzione al momento di questa terribile tragedia. E non firma

12) Foot Locker

La sua presenza in Bangladesh non è insignificante. Eppure, Foot Locker, che possiede 1.911 punti vendita in 21 paesi, ha rifiutato di partecipare al patto di sicurezza.

13) JCPenney

La catena di negozi è uno dei marchi i cui prodotti venivano fabbricati all'interno di That's It Sportswear, la fabbrica che prese fuoco in Bangladesh nel dicembre 2010, ed è allo stesso tempo partner di Joe Fresh, i cui prodotti erano in corso di realizzazione presso il Rana Plaza al momento del crollo.

14) Aéropostale

Molto popolare tra i teenager, Aéropostale si rifornisce presso una serie di paesi in via di sviluppo, tra cui il Bangladesh. Non si sa se si firmerà l'accordo di sicurezza

15) VF Corp

VF Corp. , proprietaria di The North Face, Timberland e Wrangler, utilizza ancora una fabbrica in Bangladesh, dove gli ispettori scoprirono crepe nel muro all'inizio di questo mese. Ma non sembra avere intenzione di rivolere la situazione.

Roberta Ragni

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