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Standard etici alimentiNestlè, Coca Cola, Mars: queste e altri importanti aziende alimentari non rispettano gli standard etici per l'ambiente, gli agricoltori e le comunità locali. Questa la denuncia di Oxfam, organizzazione internazionale impegnata nel combattere povertà e ingiustizie sociali.

Il report della campagna 'Behind the brands', promossa dall'associazione parla chiaro: le grandi società non raggiungono nemmeno la sufficienza in termini di ecosostenibilità e impatto sulle comunità. L'analisi è stata compiuta su diversi aspetti, come la trasparenza delle loro catene di fornitura e delle operazioni, le garanzie assicurate ai lavoratori, in particolare agli agricoltori che coltivano le loro materie prime, la tutela dei diritti delle donne, la gestione delle acque e l'uso del suolo e le politiche per minimizzare il contributo ai cambiamenti climatici.

"È arrivato il momento che il velo di segretezza che avvolge questo settore economico multi miliardario sia revocato -ha dichiarato l'amministratore delegato di Oxfam Barbara Stocking- I consumatori hanno il diritto di sapere come il loro cibo è stato prodotto, e l'impatto che questo ha sulla popolazione più povera del mondo. Le centinaia di marche che rivestono gli scaffali dei supermercati sono prevalentemente di proprietà di 10 grandi imprese soltanto, che ricavano un fatturato più di 1 miliardo di dollari al giorno, mentre una persona su otto va a letto affamata ogni notte".

multinazionali oxfarm

L'azienda con il punteggio più basso, appena 13 su 70, è stata Associated British Foods (Abf), con appena 1 su 10 su trattamento di terreni, diritti delle donne e cambiamenti climatici, e un massimo di tre su 10 per quanto riguarda lavoratori e trasparenza. Non molto meglio Kellogg e General Mills, che controlla Old El Paso, Häagen-Dazs e Nature Valley, penultime, valutate entrambe 16 su 70. Ma comunque nemmeno grossi nomi come Nestè, Coca Cola e Mars, che pure sembrano comportarsi meglio, sono state promosse.

Non sono mancate tuttavia le repliche delle aziende accusate. "L'idea che Abf avrebbe usato un velo di segretezza al fine di nascondere il costo umano della propria catena di approvvigionamento è semplicemente ridicola –ha attaccato un portavoce dell'azienda inglese- Trattiamo i produttori locali, le comunità e l'ambiente con il massimo rispetto […] Per quanto riguarda la trasparenza […] il nostro prossimo rapporto Cr nell'autunno 2013 confermerà un significativo miglioramento nella divulgazione".

Roberta De Carolis

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