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starbucks insegnaStarbucks si affida ai suoi investitori per raccogliere i 496 mln di dollari che finanzieranno quelli che definisce “progetti di sostenibilità” e l'azione per ridurre l’impatto negativo dell’azienda sull’ambiente.

È la prima volta che Starbucks si rivolge agli investitori per migliorare su questo fronte e questa decisione arriva dopo che nei mesi scorsi vari esponenti del mondo finanziario, come Mark Carney della Bank of England, hanno incitato gli investitori a comprare azioni legate a progetti eco-friendly.

E i bond che finanziano gli sforzi in sostenibilità stanno in effetti diventando popolari, mentre i fondi pensionistici e le sovvenzioni agli enti no profit crescono puntando anch’essi a finanziare miglioramenti vari nella società.

Allo stesso tempo, si segue sempre di più quel trend che è il disinvestimento, che porta ad evitare di immettere denaro nei circuiti che vanno a finanziare compagnie petrolifere o produttori di armi. Lo si va per convinzione o per seguire una moda, sicuramente consapevoli che si rivelerà anche una buona operazione di marketing per grandi aziende e realtà come - last but non least - la Bill and Melinda Gates Foundation che si è liberata delle azioni BP.

Il mondo delle grandi banche non ostacola affatto questo trend, visto che le maggiori stanno lavorando fianco a fianco con le aziende e gli investitori per sostenere progetti ambientali. La francese Crédit Agricole ha dato vita ad un team ad hoc nel 2010.

Da parte sua, Starbucks ha scelto di chiamare in causa gli investitori invece di mettere mano alle casse e a quell’1,3 mld di dollari già disponibili, sebbene non arrivino commenti ufficiali. Allo stesso tempo continua ad impegnarsi in buone pratiche, volte ad esempio a vendere solo caffè proveniente da piantagioni coltivate secondo standard ambientali ben precisi. Nel 2004 ha lanciato una serie di criteri che guidino tutti gli acquisti per far sì che vengano scelte “fonti etiche”, raccolti nel “Coffee and Farmer Equity”. Si bada ai salari dei lavoratori, alla qualità dell’acqua, all’utilizzo di pesticidi e così via.

Unica nota leggermente stonata: lo scorso anno dagli shareholder era arrivata la proposta agli investitori di approvare una risoluzione che avrebbe spinto Starbucks a creare un comitato specifico per la sostenibilità, che avrebbe monitorato la risposta dell’azienda alle sfide ambientali, ma la proposta è stata bocciata e ritenuta “non necessaria”.

Anna Tita Gallo

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