Menu

conflict minerals intel

Intel aveva promesso di eliminare i conflict minerals dalla propria catena produttiva a partire dal 2016 per diventare completamente conflict-free. La<strong promessa sembra che sia stata mantenuta.

Purtroppo per anni l’oro ed altri metalli e minerali utilizzati per la produzione di dispositivi elettronici non hanno fatto altro che supportare economicamente la violenza nella Repubblica Democratica del Congo.

La presa di consapevolezza da parte dell’azienda è avvenuta già nel 2009 grazie alla sensibilità di Carolyn Duran, che si occupa del settore della sostenibilità. Duran si rese conto che l’azienda, la maggiore produttrice di semiconduttori del mondo, si trovava in una situazione complicata per quanto riguarda le materie prime e il supporto ai conflitti in Congo.

L’oro, il tantalio e il tungsteno, tutti componenti fondamentali in molti dispositivi elettronici, erano diventati un mezzo per finanziare violenze brutali e guerre civili con pesanti ricadute sulla popolazione e sullo sfruttamento dei lavoratori.

La questione non appariva per nulla semplice, dato che si trattava di proibire l’acquisto di materie prime da miniere controllati dalle milizie armate. Dall’Africa i materiali viaggiavano verso la Russia e la Cina, dove venivano lavorati per poi essere pronti per l’utilizzo da parte di Intel. Era dunque difficile stabilirne la vera origine.

Due anni fa l’azienda ha deciso di smettere di essere complice dei conflitti in Congo attraverso l’acquisto di materie prime problematiche e ha fatto in modo di creare un sistema di riconoscimento delle miniere ‘pulit È.

Ora l’azienda utilizza materie prime provenienti esclusivamente da miniere controllate e monitorate in modo da non dare il proprio supporto ai conflitti armati. Intel ha dunque dato il via ad una vera e propria riforma della propria catena di fornitura, a partire dalla scelta di miniere che non fossero ricollegabili al finanziamento di scontri e violenze.

L’idea è di portare la propria iniziativa a raggiungere un livello globale e di sensibilizzare altre aziende a fare altrettanto. Alcune aziende stanno già facendo progressi da questo punto di vista, secondo Enough Project.

Al primo posto per l’impegno troviamo Intel, seguita da HP, Sundisk e Philips. Tra le aziende positive troviamo anche Dell, Apple e Microsoft. Impegno ancora scarso, invece, per Nikon, Canon e Nintendo. Se non è possibile eliminare del tutto la violenza, le aziende possono almeno impegnarsi a non finanziarla.

Consulta qui il rapporto Conflict Minerals Company Rankings.

Marta Albè

Fonte foto: Si21

Leggi anche:

Intel: minerali 100% conflict free dal 2016 (VIDEO)
Fairphone: debutto per lo smartphone etico in UK
Apple: gli investitori chiedono di eliminare le sostanze chimiche pericolose

GreenBiz.it

Network